38 Pierce
PIERCE
Alzo le sopracciglia per la pesante allusione nel suo tono, e settimane di desiderio struggente per Layla mi invadono la mente.
Non ho mai osato pensare che mi avrebbe parlato di nuovo, figuriamoci lasciarmi toccarla.
Quando mi ha chiesto distanza e tempo per elaborare tutto, l'ho rispettato.
Mi sono preparato a un mondo e a una vita senza di lei, e ho cercato conforto nel fatto che vivere in un mondo in cui lei esisteva e mi odiava era dannatamente meglio di un mondo senza di lei.
Adesso, dopo il confronto più sincero che abbia mai avuto in vita mia, mi sta davanti con gli occhi scuri e le dita che indugiano sul bordo della mia mascella.
Il bisogno di divorarla monta come un'onda di marea, e mi serve ogni briciolo di forza per trattenermi, soprattutto quando fa scivolare le dita lungo il lato della mia schiena e mi afferra l'incavo della spalla.
«Sei sicura?» domando con voce roca, attraverso una mascella tanto serrata da aprirsi a malapena.
«Vuoi costringermi a supplicarti?» sussurra. «Perché lo farò.»
La tentazione c'è, ma non sono abbastanza forte da resistere alle sue suppliche.
Non sono abbastanza forte per nessun gioco che la tenga lontana dalle mie braccia, perché tutto ciò a cui riesco a pensare, tutto ciò che bramo e desidero, è il suo sapore sulla mia lingua e la carezza delle sue mani sul mio corpo.
Mi slancio in avanti e mi impadronisco della sua bocca in un bacio profondo e famelico, cullandole la nuca.
Layla squittisce di piacere e afferra con un pugno la mia camicia.
La sua presa mi strattona in avanti con tanta forza che inciampo e lo sgabello su cui è seduta stride all'indietro sul pavimento.
Non posso aspettare. L'urgenza di assaporarla, di starle sopra e dentro di lei, mi divora la pelle come una febbre.
Le afferro i lati delle cosce, poi la sollevo tra le braccia.
Le gambe di Layla mi si avvolgono attorno alla vita come calamitate e lei mi cinge il collo con le braccia, affondando entrambe le mani nei miei capelli.
Con le nostre bocche unite in un furioso susseguirsi di baci disordinati, è un miracolo se arriviamo alla camera da letto tutti interi.
La getto sul letto e lei rimbalza, emettendo un suono di protesta dalla gola mentre le mani le scivolano via dai miei capelli.
Sollevandomi, mi strappo di dosso la camicia e la lancio da parte mentre lei si toglie il top e poi... Layla si ferma.
Le sue dita sfiorano le due cicatrici fresche sul mio addome e nei suoi occhi si accende un lampo di dolore. «Pierce», mormora, seguendo la cicatrice dell'incisione da un lato all'altro.
«Sto bene», rispondo piano, dandole il tempo di cui ha bisogno per toccare ed esplorare. Dopo averle percorse due volte, le afferro la mano e mi porto le dita alle labbra. «Sono sopravvissuto. Siamo sopravvissuti. Sto bene.»
Layla non sembra del tutto convinta, ma annuisce e flette le dita contro il mio labbro inferiore. «Ti amo», sussurra. «Ti amo così tanto.»
Niente può più tenermi lontano da lei. Le nostre bocche si scontrano in un bacio impacciato che termina con le lingue intrecciate in una tiepida lotta per il dominio, mentre Layla si abbandona a me.
Il calore mi attraversa la pelle e si raccoglie basso nel ventre.
Il mio cazzo si indurisce non appena trascina le unghie lungo i piani della mia schiena, e interrompo il bacio per gemere attraverso il lieve bruciore del dolore.
«Ti prego», mi supplica Layla, e il mio cazzo pulsa. «Ti prego.»
Finisco per crollare in ginocchio mentre si toglie la gonna, e sono troppo impaziente per aspettare che faccia altrettanto con le mutandine.
Afferrandole i fianchi, la tiro fino al bordo del letto e affondo il viso tra le sue cosce, dove le mutandine fradice premono contro la mia bocca e mi stuzzicano con un assaggio di ciò che mi è mancato.
Devo renderla di nuovo mia. Devo imprimere nella memoria ogni sapore, ogni sensazione e ogni emozione.
«Pierce!» Layla geme il mio nome, e alzo lo sguardo per guardarla inarcare la schiena sul letto.
Nel cuore mi si gonfia un sottile moto d'orgoglio.
Quando ci siamo conosciuti, il suo primo istinto sarebbe stato nascondere il suo corpo meraviglioso sotto cuscini e coperte, come se le curve e i morbidi rilievi della sua figura fossero qualcosa di cui vergognarsi.
Ora si distende sul mio letto e si inarca contro il mio viso senza la minima vergogna.
Le abbasso le mutandine con i denti, le getto via e mi sistemo con uno dei suoi ginocchi sopra la mia spalla, poi affondo il viso contro la sua figa e faccio scorrere lentamente la lingua tra le sue labbra calde e umide.
La sua figa freme al mio tocco e i suoi fianchi si spingono verso di me, mentre un gemito meraviglioso si leva nell'aria.
Il mio cazzo pulsa di nuovo, teso dolorosamente contro i boxer, e non sono nemmeno sicuro di resistere abbastanza a lungo da entrare dentro di lei.
Mi concentro sullo strapparle con la lingua e le dita ogni dolce gemito, lamento e ansito possibile.
Il suo centro si contrae attorno alle mie dita mentre gliele spingo dentro, soprattutto quando mi concentro sul suo clitoride con il pollice e la lingua.
Le sue cosce si chiudono attorno alla mia testa, la sua figa si struscia contro il mio viso, e io mi premo contro di lei quanto più posso.
Tutto ciò che vedo, assaporo e odoro è lei.
È tutto ciò che voglio per il resto della mia vita.
L'orgasmo di Layla arriva con un grido, le cosce che mi si chiudono attorno alla testa e mi ottundono tutti i sensi, lasciandomi percepire solo lei.
Me ne nutro e continuo a leccarla finché le sue gambe non ricadono aperte e quella sulla mia spalla non scivola di lato.
Resta lì ansimante, una mano attorcigliata nel lenzuolo e l'altra abbandonata sulla fronte.
Il suo viso si accende di un rosso bellissimo e i suoi occhi brillano di vita quando si abbassano per incontrare i miei.
«Cazzo», ansima. «Quello è stato... wow... wow...»
Mi rialzo in piedi, le afferro i fianchi e la sollevo di qualche centimetro sul letto.
Poi mi libero dei boxer strappandoli via dalle gambe e mi porto tra le sue gambe divaricate.
Non c'è tempo per nient'altro, nella mia mente non c'è altro pensiero se non la fame di essere dentro di lei, e le sue labbra si schiudono in una O perfetta mentre faccio proprio questo.
Il mio cazzo scivola nel suo corpo caldo e arrendevole con un unico movimento fluido, facendola inarcare leggermente dal letto e gemere piano.
«Pierce», ansima, respirando affannosamente.
«Oh cazzo... oh cazzo.» Mi prende il viso tra le mani e mi trascina giù per un bacio che mi ruba il respiro mentre stringe il suo centro rovente attorno al mio cazzo.
Rischio di venire proprio lì, all'istante.
Cerca di agganciarmi una gamba attorno ai fianchi, ma è ancora senza ossa per l'orgasmo.
Mi tiro indietro, le aggancio quella gamba al gomito e mi spingo in avanti, così che il suo ginocchio si sollevi verso il petto.
La nuova posizione le fa sgranare gli occhi e le dita le si conficcano ai lati del mio collo mentre il mio cazzo scivola un paio di centimetri più a fondo. Inspira come per parlare e io non riesco più a trattenermi, così dalla sua bocca esce soltanto un gemito forte quando comincio a scoparla.
Punto entrambe le ginocchia sul letto e la scopo forte e veloce, riversando in lei tutto ciò che ho.
È come se ogni spinta potesse dimostrarle quanto mi è mancata, quanto l'ho desiderata e quanto profondamente la amo.
Come se ogni rapido affondo dei miei fianchi che le strappa gemiti dalla gola potesse in qualche modo incidere quel desiderio nelle sue ossa, così che non dimentichi mai, mai quanto mi consuma.
Lei mi possiede. Ho raso al suolo la città per lei. Ho sterminato un'intera famiglia senza pensarci due volte, e lo farei ancora e ancora se significasse tenerla al sicuro.
«Oh cazzo», ripete Layla senza sosta, la voce tremante per la forza delle mie spinte.
Mi artiglia per trascinarmi avanti finché i nostri petti non si toccano, e le sue unghie si ancorano alla mia schiena, aggrappandosi come se ne andasse della sua vita mentre la scopo più forte.
Quando trovo il ritmo che la fa tremare di più, lo mantengo mentre le palle mi pulsano e la parte bassa della schiena mi duole per il controllo che mi impongo.
Voglio venire. Voglio reclamarla, ma non prima che lei abbia fatto altrettanto con me.
Il sudore mi luccica lungo la schiena e riscalda l'incavo del suo collo, dove finisce il mio viso.
Bacio ciò che riesco a raggiungere, dedicando attenzioni al punto in cui le pulsa freneticamente il battito e succhiandole un segno scuro sulla pelle finché non comincia a scuotere la testa avanti e indietro.
Tutto il suo corpo comincia a vibrare mentre il suo centro si stringe ritmicamente attorno al mio cazzo, poi viene con un grido forte che soffoco a metà con un bacio profondo e divorante.
Solo allora aumento il ritmo, scopandola con spinte corte e superficiali finché raggiungo il mio culmine e finalmente mi riverso dentro di lei con un grido che lei inghiotte poco a poco.
Il mio cazzo sussulta, le palle si contraggono e una beatitudine assoluta mi invade mentre il mio sperma la riempie e il nostro bacio si spezza.
Quando lascio ricadere la testa sulla sua spalla, lei mi cosparge di baci il lato del viso e mi culla la testa finché non mi affloscio di lato con un ansito stanco.
«Cazzo», mormora Layla, facendo una lieve smorfia. «Quello è stato...»
«Troppo?» domando tra un ansito e l'altro, attirandola tra le mie braccia.
Lei rotola verso di me e si accoccola contro il mio petto, così la stringo forte tra le braccia e le poso una gamba sopra il fianco per tenerla completamente contro di me.
«Incredibile», mormora Layla. «Non abbastanza. Ne voglio ancora.»
«Ancora?» Le mie labbra trovano la sua fronte. «Puoi avermi ogni volta che mi vuoi.»
«Sempre», sussurra. Con le mani intrappolate fra di noi, tamburella piano le dita sul mio petto, e restiamo lì, semplicemente a riprendere fiato e a goderci il calore reciproco nella foschia pulsante e formicolante del dopo orgasmo.
Poi le parole mi si formano sulla lingua prima che riesca a pensarci davvero fino in fondo.
«Sposami, Layla.»
«Cosa?»
«Voglio sposarti. Voglio renderti mia. Ti amo più di quanto avrei mai creduto possibile amare qualcuno.
Voglio che tu sia mia in ogni modo in cui posso averti, e voglio farlo per bene.
Meriti di averlo. Meriti quel momento. Ti voglio con me per il resto della mia vita.
» Mi tiro indietro quel tanto che basta per incrociare il suo sguardo scintillante. «Sposami, Layla.»
Lei mi fissa con gli occhi spalancati per la sorpresa, ancora scuri di desiderio, poi un piccolo sorriso le si allarga sulle labbra.
«Sì», sussurra, e mi bacia il mento. «Ti sposerò. Sì. Sì!»
Il mio cuore spicca il volo e stringo la presa su di lei mentre le nostre labbra si incontrano.
È mia. Sarà sempre mia.