37 Layla
LAYLA
Il fumo punteggia lo skyline di New York, dove gli uomini di Pierce si sono riversati come locuste in un'ondata di violenza innescata dal suo attacco alla chiesa.
Stanno dando la caccia a ogni Barsukov rimasto, decisi a non lasciarne in vita nessuno, e radono al suolo le loro attività.
Questa notte, la notte del mio matrimonio, sarà l'ultima in cui il nome Barsukov avrà un significato in questa città.
Pierce non è spericolato, ovviamente. Ogni edificio che viene dato alle fiamme è un incendio controllato, per assicurarsi che non ne soffrano altri e, da quanto ho capito della telefonata che ho origliato, sta offrendo protezione a tutte le donne, i bambini o i lavoratori costretti a servire sotto il nome dei Barsukov. E sta facendo tutto questo per me.
Me ne sto nel suo attico, avvolta in uno dei suoi maglioni pesanti e in un paio di pantaloni da jogging di cotone, a fissare il massacro dall'alto.
Non sembra reale essere qui, in un posto familiare, con Maddie profondamente addormentata sul divano disposto parallelamente alle portefinestre del balcone.
Forse sono morta su quell'altare. Forse l'orrore di dover sposare Trik mi ha provocato un crollo psicotico e ho creato questa illusione per risparmiarmi il dolore.
Pierce che irrompe in chiesa come un cavaliere dall'armatura scintillante e corre da me come se non potesse sopportare di restare lontano da me un secondo di più. Doveva essere un sogno. Questa non può essere la mia realtà.
Una sirena stridente e lontana che si leva dalla città mi fa sussultare con una violenza sufficiente a ricordarmi che tutto questo è davvero reale.
Reale quanto le braccia di Pierce attorno a me e il sangue che mi inzuppa la pelle, quello di Trik che annega nel proprio.
È morto. Suo padre, Pavel, è morto con Maddie che urlava tra le sue braccia.
L'intera chiesa è stata massacrata senza un secondo pensiero e, con lei, il mio orribile futuro è svanito in fumo.
Adesso non c'è altro che una pagina bianca.
Che cosa dovrei fare?
Dove vado da qui?
Stringo le braccia attorno al corpo e afferro il morbido tessuto che mi copre i gomiti, abbracciandomi forte quanto immagino farebbe Pierce se fosse qui con me.
Non è lontano. L'ultima volta che l'ho visto era nel suo ufficio, a rispettare il mio desiderio di stare sola, di pensare.
Una parte di me odia che sia così rispettoso, perché lo voglio qui con me, mentre l'altra è grata per questo spazio.
Non ho idea di cosa fare.
Non so cosa sia meglio per me o per Maddie.
L'unica cosa che so è che ora il mondo dal quale sono fuggita per così tanto tempo sa che mia figlia è l'erede dei Barsukov e, solo perché Pierce li ha annientati e ha assorbito ogni attività, non significa che lei sia al sicuro.
Pierce controlla solo New York. All'estero ci sarà sempre una minaccia in agguato.
Un sospiro profondo e dolente mi sale dallo stomaco e mi volto verso l'interno, avvicinandomi al divano su cui Maddie dorme.
Non posso decidere adesso. È troppo presto.
Ho la testa contorta quanto l'ansia nelle viscere mentre mi siedo accanto a lei e le passo delicatamente le dita tra i capelli.
Maddie sospira profondamente e si gira verso di me, ma non si sveglia.
In mezzo a tutta quell'incertezza, una cosa resta vera. Tenerla al sicuro.
I giorni successivi al mio salvataggio trascorrono confusi.
È difficile distinguere un giorno dall'altro, quando alcune ore passano in un lampo e altre si trascinano fino a diventare frustranti.
Pierce mantiene le distanze, come promesso, ma c'è sempre, in attesa ai margini.
Non ci manca nulla; il cibo viene fornito senza domande, la terapeuta di Madeline viene a trovarci, e perfino Moses passa con alcuni oggetti familiari di casa per aiutare Maddie a calmarsi durante gli incubi.
Vedere così tanta morte a un'età tanto giovane lascerà un segno che nessuno di noi potrà cancellare, ma mi scalda il cuore vedere Maddie parlare con tanta sincerità alla sua terapeuta di tutto ciò che è accaduto.
Con mia sorpresa, pensavo che il suo pensiero principale fosse Pavel ucciso mentre la teneva in braccio, invece il suo turbamento più grande sembra essere avermi vista ricoperta di sangue all'altare.
Sentirlo da lontano mi ha spezzato il cuore e ha rafforzato la mia determinazione a fare in modo che, qualunque cosa faccia dopo, Maddie resti la mia priorità.
Le notti scorrono disordinate quanto i giorni.
A volte dormo sedici ore di fila. Altre resto sveglia tutta la notte, incapace di riposare perché qualcosa mi tormenta in fondo alla mente, come se una minaccia si profilasse all'orizzonte e io non l'avessi ancora vista.
Come faccio a proteggere me stessa, a proteggere Maddie, in un mondo che ora conosce la sua discendenza e il suo legame con Pierce? Questo non potrà mai essere cancellato.
Una settimana dopo il massacro in chiesa, il nodo d'ansia nel petto finalmente si allenta abbastanza da permettermi di raccogliere i pensieri e affrontare l'unica cosa che ho evitato da quando sono qui.
Pierce.
Sotto tutte le mie preoccupazioni per Maddie e per il futuro, il mio amore per lui è rimasto a sobbollire in silenzio. Ora diventa più insistente, dopo che mi sono negata ogni contatto con lui per una settimana vivendo in un posto dove ogni vista e ogni odore mi ricordano lui.
Maddie è seduta in salotto con la sua terapeuta e racconta animatamente il sogno di delfini che nuotavano in un mare rosso.
Le ultime due notti ha dormito senza incubi, ed è un tale sollievo vederlo.
La terapeuta mi rivolge un cenno discreto, un segnale che Maddie sta bene con lei e che posso lasciarle parlare.
Stringendo contro il petto la mia tazza di tè tiepido con una mano chiusa attorno al manico, ricambio il cenno ed esco dalla stanza in punta di piedi, pur tenendo un orecchio teso alla conversazione nel caso Maddie mi chiami.
Non lo fa, e la cosa è insieme rassicurante e dolorosa.
Incerta su dove andare, i rumori lontani di piatti e posate che tintinnano mi attirano in cucina, dove Pierce lavora dandomi le spalle.
Indossa una camicia color salmone, con le maniche arrotolate fino ai gomiti, che lascia scoperti i suoi spessi avambracci, gonfi e guizzanti mentre lavora su una padella.
I pantaloni grigi gli fasciano quel suo culo perfetto e, vedendo il piccolo solco tra le sopracciglia mentre si concentra, mi si asciuga la bocca.
Chiudo gli occhi per un istante, e tutto ciò che vedo è lui che corre lungo la navata verso di me come se il destino stesso non potesse trattenerlo. Mi fa sobbalzare il cuore, così come il rumore della padella un attimo dopo.
«Scusa.» Il tono caldo di Pierce mi raggiunge e spalanco gli occhi. «Mi tolgo di mezzo.»
Mi fissa con quei suoi occhi splendidi e intensi, ma sono pieni di qualcosa che non riesco a decifrare.
Quasi si stesse rimproverando per essere nella stessa stanza con me, quando avevo chiesto così chiaramente spazio dopo che mi aveva tirata fuori da quell'abito da sposa disgustoso.
Pierce depone in fretta il panino su un piatto e ha già fatto tre lunghi passi verso la porta prima che io lo chiami.
«Aspetta...»
Si immobilizza.
Non so cosa dire. Non so da dove cominciare. È successo così tanto dall'ultima volta che ci siamo visti davvero, e tutto di lui e di questo mondo di merda dovrebbe spingermi a fuggire a gambe levate.
Ma questo non terrà Maddie al sicuro.
Non posso più richiudere quella verità sotto un coperchio, e di certo non posso proteggerla da sola.
«Come...» Le parole mi si bloccano in fondo alla gola mentre Pierce si volta verso di me. «Come hai fatto a sopravvivere?»
Un lampo di dolore gli attraversa il viso, come colpito da un ricordo, poi avanza lentamente e posa il pranzo sull'unico bancone che funge da barriera tra noi.
«Vuoi davvero saperlo?»
Annuisco e mi avvicino al bancone dal mio lato. Da così vicino, le note fruttate e speziate della sua colonia sovrastano il profumo appetitoso del suo cibo.
«Il tuo ciondolo.»
Le sopracciglia mi si contraggono e, all'improvviso, mi colpisce quanto mi sembri nudo il collo senza di esso. «Il mio ciondolo?»
Annuisce. «Trik... me l'ha portato qualche tempo dopo che ti avevo vista. Sparava stronzate su un sacco di cose e poi...» Pierce esita appena, poi continua. «Mi ha squarciato e mi ha infilato dentro il ciondolo.»
Il cuore mi balza in gola e stringo più forte la tazza. «Cosa?»
Pierce porta lentamente le mani alla vita e si sfila la camicia dai pantaloni, poi la solleva fino a metà degli addominali, rivelando due nuove cicatrici sull'addome.
Una è piccola e circolare, nel punto in cui ricordo che il sangue gli usciva a fiotti.
L'altra è lunga e sottile, e va dall'ombelico fino quasi all'anca.
«Oh mio Dio. Mi dispiace tanto, Pierce.»
«Sono sopravvissuto perché avevo inserito un localizzatore in quel ciondolo, così da poter essere sempre lì ad aiutarti. Alla fine, è stato seguirne il segnale a portare Moses da me.» Lascia ricadere il tessuto e le cicatrici spariscono alla vista.
La sua storia sembra fin troppo semplice, considerata la gravità delle ferite, ma poi lo stomaco mi si contrae. «Tu... hai messo un localizzatore nel ciondolo?»
Annuisce. «Sì. Dopo ciò che è successo con la tua auto e Maddie, sono diventato... preoccupato che potesse succederti qualcosa e che io non riuscissi a raggiungerti in tempo. Così ho voluto tenerti d'occhio nel miglior modo possibile.»
Mi lascio scivolare lentamente sullo sgabello accanto al bancone. «È così che i tuoi uomini hanno saputo di venire quando Amy e quegli uomini sono entrati in casa mia?»
Pierce annuisce. «Avevo messo qualcuno a seguirti, solo per tenerti d'occhio. È stata quella collana ad aiutarmi a rintracciarli.»
Nella mia mente i pezzi cominciano a combaciare. «Ed è così che li hai trovati e hai ucciso il cugino di Trik.»