33 Pierce
PIERCE
Layla.
È l'unica a cui riesco a pensare.
Intrappolata fra le braccia di quel mostro.
Non posso fare niente per aiutarla. Dopo che l'ha trascinata di nuovo al piano di sopra, ho raccolto le poche energie che mi restavano e ho cercato di liberarmi dalle catene, ma è stato inutile.
Sono debole per la perdita di sangue, esausto e tirato al limite al punto che è un miracolo se riesco a tenere gli occhi aperti.
Nel corso della notte, l'impulso di sprofondare nel buio prende il sopravvento più di una volta, finché non mi assale il bisogno di pisciare e sono impotente, non posso fare altro che farla lì. Ne sarei umiliato, se non fossi così furiosamente incazzato da soffocare ogni altra emozione.
La testa mi gira e il tonfo pigro del mio cuore sembra farsi sempre più forte, finché non capisco che è il rumore di passi che scendono quei gradini di pietra.
Stringo i denti, socchiudo gli occhi e mi preparo alla luce accecante che arriva pochi secondi dopo, quando Trik finalmente entra nel seminterrato.
«Ti sei pisciato addosso di nuovo?» Fa una smorfia e si avvicina. «Per i vecchi è difficile trattenere la pipì, eh?»
Non riesco a guardarlo negli occhi. La mia attenzione è inchiodata al pendente scintillante stretto nel suo pugno. Mi fa battere il cuore all'impazzata nella cavità dolorante del petto.
È il pendente di Layla.
Nella sua mano.
Alla fine si accorge che lo sto fissando e ghigna, sollevandolo mentre apre la mia cella ed entra.
«Lo riconosci?» Lo fa oscillare avanti e indietro.
«La puttana ha cercato di dirmi che gliel'aveva regalato Amy, come se potesse permettersi qualcosa di tanto costoso.
Ha persino provato a insinuare che l'avesse pagato Ant.
A volte è una fica sveglia, questo glielo concedo. »
Stringo i denti finché non mi fanno male le gengive e finalmente guardo quel bastardo in faccia. «Ti... ti ammazzerò.»
«Lo farai?» Gli occhi gli si stringono. «Forza, allora. Ammazzami. Sono proprio qui.»
Le catene tintinnano, e prego che si spezzino, che mi lascino stringere i pugni intorno a quella gola sottile, ma nessuno risponde alle mie preghiere. Restano solide e Trik scoppia in una risata sguaiata.
«Ce ne andiamo. Ho pensato di dirtelo. Io me ne vado e Layla viene con me, insieme a mia figlia.
E quando saremo lontani da qui, voglio che tu sappia che penserò a te ogni singola volta che me la scoperò.
Perché me la scopero. Me la farò a pezzi e le ricorderò perché il mio cazzo è il cazzo migliore.
Me la scopero finché non riuscirà nemmeno più a pronunciare il tuo nome.
E per tutto il tempo, penserò a te. Romantico, no? »
Una rabbia diversa da qualsiasi altra abbia mai provato mi attraversa come una febbre. Mi annebbia i pensieri e i sensi, mi fa tendere i muscoli e affondare i denti nella guancia, ma non basta. Non basta mai.
Trik si limita a ridere, ed è il suono più irritante che abbia mai sentito in vita mia.
«Sai cos'è divertente?» Estrae un coltellino dalla cintura e lo solleva, picchiettandone il filo contro il mio mento.
«Le cose che Layla farebbe per proteggere sua figlia sono ammirevoli, eppure trova ancora la forza di supplicarmi di non ucciderti.
A quanto pare, la sua intelligenza arriva solo fino a un certo punto.
Cosa ci vedi in lei? So che le ciccione sono grate per un po' di attenzione, ma dai, scoparsi una donna che ha un figlio da un altro uomo? Non hai un briciolo di amor proprio?»
Le parole mi salgono alla gola, ma restano intrappolate dietro la furia nel petto. Riesco solo a ringhiare.
«Comunque, non posso trattenermi. Ho pensato che avresti voluto questo. L'ultima cosa che ha toccato e che non sono io.»
Mentre ride, abbassa il coltello e me lo pianta nel fianco, appena lontano dalla ferita del proiettile.
Un lamento d'agonia mi sfugge oltre i denti serrati quando sposta la lama di un paio di centimetri a sinistra, squarciandomi.
Il sangue caldo mi cola lungo il corpo, gocciolando sulle gambe intorpidite e unendosi alle pozze sul pavimento.
«Ecco», sibila.
L'agonia aumenta, e con la nausea cresce dentro di me un dolore pulsante che mi sconvolge le viscere.
Trik infila due dita nella ferita che ha appena creato, poi le allarga.
La carne si lacera, gli occhi mi si rovesciano all'indietro e urlo.
Non riesco a trattenermi. Non è come niente che abbia mai provato prima.
La ferita brucia come se mi avesse dato fuoco, poi qualcosa di freddo e duro supera il margine della carne e scivola in profondità dentro di me.
Il pendente.
Trik me lo ficca dentro come se fossi una cazzo di pignatta, catena compresa, poi mi dà una pacca sulla guancia con la mano insanguinata.
«Hai ucciso l'uomo sbagliato. Adesso sarai al guinzaglio per il resto della tua cazzo di vita, o finché non smetterai di amare quella troia.
In ogni caso, una parte di lei sarà con te per sempre. »
La parola si fa ovattata ai margini e il collo mi cede, rendendomi impossibile tenere su la testa.
Per quanto ci provi, sto perdendo sangue in fretta, e con esso le energie.
Un calore pulsante si irradia dal fianco e ogni respiro fa muovere il pendente e qualcos'altro dentro di me.
Non riesco a respirare. Non riesco a pensare. Batto le palpebre e Trik non c'è più.
Batto di nuovo le palpebre e il sangue fresco che mi macchia la pelle è diventato appiccicoso. Un altro battito di ciglia ed è secco, teso contro la pelle, con qualche lento rivolo che mi scende lungo il torso.
Sto morendo.
E Layla è sparita.
Non so quanto tempo passi tra il momento in cui Trik se ne va e quello in cui arriva una manciata di uomini.
Mi tirano giù, parlando fra loro, ma non ho né l'energia per reagire né la lucidità per capirli.
Mi trascinano fuori dalla cella, poi su per i gradini senza alcun riguardo, e ogni volta che le ginocchia colpiscono uno scalino il dolore mi attraversa l'anca e tira le ferite.
A nessuno importa.
Riesco a malapena a far passare un respiro dalle labbra.
I gradini di pietra diventano un pavimento piastrellato bianco e nero, poi il tocco fresco dell'aria notturna e la ghiaia che mi raschia la pelle.
Mi sollevano, e l'ultima cosa che vedo prima che il bagagliaio di un'auto mi si chiuda addosso è un mare di stelle sopra di me.
Layla riesce a vedere le stesse stelle? È almeno viva per alzare lo sguardo verso le stelle?
Il motore dell'auto si accende con un rombo e il mio corpo sobbalza mentre ci muoviamo, ma il dolore sta rapidamente diventando un pensiero lontano. Ho freddo e sono intorpidito, perdo sensibilità ovunque tranne che per il calore del pendente conficcato dentro di me.
Il pendente di Layla.
Ho fallito.
L'ho persa. Ho perso Moses. Adrian non troverà mai il mio corpo.
Il tempo diventa... irrilevante.
Mi sono lasciato accecare e inorgoglire, convinto di poter gestire Trik senza considerare quanto cazzo sia davvero pazzo. Goderci la normalità che Layla portava con sé ci ha soltanto lasciati entrambi esposti all'attacco.
Adesso morirò per questo.
Il rimpianto mi ristagna in fondo alla gola come il bruciore del vomito, ma non rimpiango Layla. Rimpiango di non aver avuto più tempo, di non averle detto che l'amavo, di non aver avuto abbastanza fiducia in lei da chiederle apertamente la verità.
O forse non avevo fiducia in me stesso. Non credevo che ciò che avevo da offrirle sarebbe bastato a farle ignorare chi ero.
Chiudo gli occhi.
Il freddo si diffonde lungo la schiena, ed è quasi beato il modo in cui intorpidisce il resto delle ferite sul mio corpo. Lo accolgo. Una morte rapida per il freddo è meglio che marcire ovunque decidano di lasciarmi. Una fine patetica per un uomo che tanti hanno definito grande.
Il freddo non si ritira; anzi, mi risale dalla schiena alle spalle e lambisce le braccia—
Aspetta, cos'è quello?
In un istante, il buio nella mia mente si ritrae e il freddo mi scaraventa di nuovo nel corpo con la violenza di uno schiaffo.
A un certo punto del mio delirio, gli uomini mi hanno portato da qualche parte e hanno spinto l'auto nell'acqua.
Acqua che filtra lentamente nel bagagliaio alla mia destra, inondando quel poco spazio che mi resta.
È gelida fino alle ossa e i denti mi battono subito, ma qualcosa in essa risveglia l'ultimissimo brandello di energia che mi è rimasto.
«No!» Non morirò così. Non annegherò nel bagagliaio di una cazzo di macchina.
Sollevando entrambe le braccia pesanti, sbatto le mani contro il coperchio del bagagliaio più forte che posso, e scariche di dolore mi guizzano attorno ai polsi e lungo gli avambracci.
Il coperchio non si muove e l'acqua sale.
Un altro colpo, poi un altro e un altro ancora.
Continuo a sbattere le mani contro il coperchio, ma non cambia niente.
Non si spalanca magicamente. Non trovo la forza di prendermi a pugni un'uscita.
L'acqua fredda mi lambisce il corpo e punge le ferite con una violenza da far lacrimare gli occhi, ma il dolore svanisce in fretta nel gelo.
Non riesco a riprendere fiato, e l'ultimo colpo delle mie mani è troppo debole perché vanno a sbattere contro il nulla.
Nulla?
Le stelle sono tornate, scintillano sopra di me mentre l'acqua mi scorre sul viso e nella bocca.
Voci gridano, l'acqua sciaborda, poi mani forti e calde mi afferrano per le braccia e mi trascinano verso l'alto.
Mi tirano su, e altre mani si uniscono alle prime, afferrandomi le braccia, la schiena e le gambe.
Qualcosa di plastica dura mi sigilla la bocca e un'ondata di ossigeno getta improvvisamente il mio cuore rallentato nel panico.
«È vivo!» grida qualcuno. «Presto! Da questa parte!»
Mi dimeno nella presa di quegli uomini finché non mi adagiano su qualcosa di caldo e morbido, poi un volto compare sopra di me. Un volto illuminato dai lampi ritmici delle luci blu... un volto che conosco così bene.
«Pierce?» Moses mi posa una mano calda sulla guancia. «Pierce?»
Cerco di parlare, ma la plastica sulla bocca mi ostacola e le labbra intorpidite non vogliono muoversi.
«Stai bene», dice Moses senza fiato, mentre strati di coperte mi ricoprono il corpo. «Non ci aspettavamo di trovarti quando abbiamo rintracciato quella collana, ma stai bene, Pierce. Ti abbiamo noi.»
Mi hanno preso.
«Lay... la», gracchio, le parole ovattate dalla maschera.
«Layla?» Moses aggrotta la fronte, poi alza lo sguardo. «È in macchina anche lei?!»
«No... no...» Un nuovo dolore, vuoto, mi stringe il petto e per la prima volta non riesco a respingerlo. «Sparita», gracchio, e gli occhi di Moses tornano su di me. «Lei... sparita.»
È sparita.
E non ho la minima idea di come cazzo trovarla.