Silver Sinner 27 Layla
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27 Layla

LAYLA

«Mi hai portato dei fiori?» Pierce sulla soglia di casa mia è come il sole che fa capolino da dietro una nuvola, e non riesco a trattenere il sorriso mentre mi porge il bouquet.

«Ho scelto i fiori che più mi ricordavano i tuoi occhi», risponde. «Anche se forse è una mia vergogna non sapere quali siano i tuoi preferiti.»

Portando i petali morbidi al naso, inspiro un misto di delicati profumi floreali mentre lo faccio entrare e chiudo la porta.

La dolcezza fragrante mi solleva ancora di più il morale mentre faccio scattare le serrature.

Da quando Trik mi ha mandato quel messaggio, che finora ho ignorato, ogni rumore mi fa sobbalzare, nel caso decidesse di ripassare.

Per fortuna, Pierce è abbastanza premuroso da scrivermi prima di venire e gliene sarò eternamente grata.

«Non credo di avere un fiore preferito. È strano?»

«Per niente», dice Pierce sorridendo. «Per alcuni è naturale, per altri non è qualcosa a cui pensano.»

«Tu ce l’hai?» Lo guido in cucina, dove posa la bottiglia di vino sul bancone e mi prende i fiori dalle mani.

«Non un tipo preciso, ma mi piace qualunque fiore dai colori accesi. Una volta ho visto un bouquet bellissimo: era composto da margherite messe in acqua colorata d’inchiostro, così da assorbire ciascuna un colore diverso. Per me era bellissimo.»

«Sembra proprio di sì.»

Pierce si avvicina al lavello e tira fuori dalla tasca un piccolo coltellino, che usa per tagliare i gambi dei fiori mentre io frugo nei pensili in cerca di un vaso.

«Posso chiederti una cosa?» Mi volto a guardarlo da sopra la spalla, con la bocca leggermente asciutta, mentre si sfila la giacca del completo e si rimbocca le maniche per non bagnarle.

«Certo.»

«Hai contattato la scuola di Maddie mentre stavamo da te?»

Pierce finisce di tagliare abilmente i gambi e si gira verso di me. «Sì. Ho oltrepassato il limite?»

«Hai contattato anche il mio lavoro?»

«Sì.»

«No, non hai oltrepassato il limite. È solo che... mi ha sorpresa, tutto qui. Non era nemmeno una cosa a cui avevo pensato, quindi è stato incredibile che l’abbia fatto tu.»

Il sorriso di Pierce resta dolce mentre riempio il vaso, poi sistema i fiori dentro, uno a uno. «Nel mio lavoro è necessario pensare a tutto.»

«Nel settore immobiliare?» Incrocio il suo sguardo, ma lui non batte nemmeno ciglio.

«Sì.»

«Be’, grazie. Sono abbastanza sicura che mi hai risparmiato una multa dalla scuola e un richiamo al lavoro.»

«Non c’è di che. Ti dicevo la verità quando ho detto che ero felice di occuparmi di te, perché mi sei cara.»

«Ti sono cara», ripeto, posando i fiori davanti alla finestra appena riparata. «Cosa significa esattamente?»

«Hai bisogno che te lo dica chiaramente?»

«I fiori e il vino sono un ottimo indizio, ma...

» Le parole mi muoiono in gola quando mi volto verso Pierce e lo trovo lì, con un altro ciondolo di diamanti nel palmo della mano.

È così simile a quello che mi hanno rubato, e scintilla piano nella luce soffusa della cucina.

Nel petto il cuore mi perde un battito e tutti i pensieri si annullano nel nulla.

«Pierce», ansimo. «Tu... non dovevi comprarmene un altro! Uno era già più che generoso.»

Pierce si limita a sorridere e fa un passo avanti. «Posso mettertelo?»

«Sì!» Nel giro di pochi secondi raccolgo i capelli lontano dal collo e gli volto le spalle. La sua presenza scalda l’aria dietro di me e un brivido mi percorre la schiena.

Le mani di Pierce compaiono sopra le mie spalle; apre la chiusura del ciondolo e poi me lo fa passare delicatamente attorno al collo, le dita che mi sfiorano il collo con leggerezza.

Ogni breve contatto lascia un caldo formicolio.

Una volta fissato il ciondolo, lui si allontana e io lascio ricadere i capelli mentre mi giro.

«È bellissimo, Pierce. Davvero. Grazie.»

«Non quanto te», mormora dolcemente Pierce. Mi tocca la mascella, poi la mano scivola a stringere il lato del mio collo e mi attira a sé per un bacio dolce e lento. Ricambio con impazienza, anche se una calda voragine mi si apre nello stomaco quando si allontana. «Apriamo il vino?»

«No», sussurro, concentrandomi su quella voragine e sul richiamo profondo del desiderio che pulsa nel mio centro. «Ho un’idea migliore.»

«Quale?» chiede Pierce, con un tono abbastanza basso da farmi capire che è già sulla mia stessa lunghezza d’onda.

Il vino e i fiori vengono dimenticati, così come ogni tentativo di conversazione, mentre barcolliamo insieme dalla cucina al salotto, le bocche unite in una danza rovente.

Le mani di Pierce mi incorniciano il viso finché non perde la pazienza e iniziano a tirarmi i vestiti di dosso, mentre io gli apro la camicia con entrambe le mani.

Lo voglio.

Ho bisogno di lui.

Solo un assaggio per placare il calore che mi si annoda nel basso ventre.

Ho bisogno che mi scopi finché il groviglio dei miei pensieri su queste settimane infernali non si sarà dissolto, e io potrò tornare a sentirmi me stessa.

Ci giriamo e le mie gambe urtano lo schienale del divano, ma mentre cado mi sfugge un ansito.

«Maddie», sussurro. «Dobbiamo fare piano.»

Pierce è su di me come un’ombra, a baciarmi la bocca e la mascella, risalendo fino ai lividi che ancora mi oscurano il viso e poi scendendo a disseminare baci teneri lungo la gola. «Ti farò stare zitta», ringhia contro il mio polso che freme, poi i suoi denti mi afferrano e la mia mente si svuota.

Fa sul serio. Da qualche parte nella frenesia con cui ci liberiamo dei vestiti, Pierce trova un preservativo e se lo infila, mentre mi divora con baci caldi e impazienti.

Ci intrecciamo come musica, a malapena capaci di riprendere fiato, come se persino un secondo lontani fosse troppo.

Gli accarezzo il collo, affondo le mani nei suoi capelli folti, spruzzati di grigio, e lo tiro stretto contro il mio corpo nudo, dove non c’è spazio nemmeno per un istante di vergogna o ansia.

Il cazzo di Pierce mi squarcia con un unico affondo deciso, sbattendomi la testa contro il bracciolo del divano e facendo salire un grido alla mia gola. Un grido che non supera le mie labbra, perché Pierce mi copre la bocca con la mano e preme le labbra contro le nocche.

«Zitta, tesoro», geme, gli occhi scuri come inchiostro mentre gli graffio le braccia muscolose. «Non puoi fare rumore, ricordi?»

Ricordo, eppure il suo unico scopo sembra essere quello di farmi spezzare il silenzio che mi sta aiutando a mantenere.

Con un ginocchio sul divano e l’altra gamba puntata sul pavimento, mi aggancia una gamba con un braccio per tenermela sollevata, mentre l’altra mano resta sulla mia bocca.

Quando comincia a scoparmi, l’angolazione è deliziosamente bollente e io vengo travolta dall’estasi, mentre il serpente sul suo braccio danza sulla sua spalla a ogni affondo.

Non riesco a respirare. Non riesco a pensare.

I suoi fianchi affondano in me con spinte lunghe e profonde che mi lasciano assaporare tutta la sua lunghezza e le sue dimensioni, finché gli occhi mi si rovesciano e la bocca mi si riempie di saliva; ma proprio quando mi abituo, si china su di me e cambia ritmo, passando a spinte corte e violente che cercano di scuotermi fino a farmi a pezzi. È bello. Anzi, è troppo bello.

Troppo presto, un fuoco liquido si raccoglie nel basso ventre e i muscoli mi si tendono dal desiderio.

Ogni colpo martellante del suo cazzo mi spinge sempre più vicina all’orgasmo, un orgasmo al quale dev’essere vicino quanto me, a giudicare dai respiri affannosi e impazienti che gli sfuggono dalle labbra.

«Bellissima», gracchia Pierce, chinandosi di nuovo per baciare il dorso della mano che mi tiene zitta. «Sei fottutamente bellissima.»

Basta quello a farmi salire le lacrime agli occhi, perché all’improvviso, nei piacevoli spasmi dell’orgasmo, qualcosa si smuove nel mio petto e un senso di colpa improvviso si annida sotto le costole.

Resta lì, persino quando Pierce raggiunge il culmine dentro di me e infine toglie la mano per potermi baciare.

Ogni pressione delle sue labbra è più dolce della precedente, finché i formicolii e i tremori residui svaniscono dalle mie membra.

Pierce mi bacia la fronte, esce da me con un caldo slancio, e l’ultima cosa che sento è lo schiocco del preservativo prima che torni al mio fianco.

Mi stringe a sé e tira sopra entrambi la coperta dal retro del divano.

Questo dovrebbe essere paradiso.

Ma quel senso di colpa resta.

«Tesoro?» Pierce sembra accorgersene subito e si solleva leggermente. «Va tutto bene? Non ti è piaciuto?»

Batto le palpebre, ma le lacrime non svaniscono.

«Mi è piaciuto. È stato incredibile. Esattamente ciò di cui avevo bisogno, ma uhm...

» Nascondere il mio passato all’improvviso mi sembra disonesto di fronte all’uomo che ha fatto così tanto per me senza chiedere nulla in cambio.

«Mi hai scopata così forte che la mia mente si è zittita e poi ho cominciato a, ehm... »

Incapace di restare contro il suo petto caldo, mi metto a sedere, ma Pierce mantiene il contatto con una mano sulla mia schiena nuda.

«È stato troppo presto?»

«No.» Scuoto la testa, fissando il motivo floreale della coperta. «È solo che... non hai mai detto niente.»

Un mormorio confuso gli sale dalla gola. «Riguardo a cosa?»

«Ti ho detto che ero una prostituta e non hai mai detto niente.»

«Oh.» Pierce si schiarisce delicatamente la gola.

«Date le... circostanze, non pensavo fosse appropriato interrogarti su un periodo della tua vita che chiaramente era ancora doloroso.

Non significa che non mi importi o che non sia curioso, ma è collegato a ciò che è successo l’altra settimana. Quindi stavo solo... aspettando.»

«Perché?» sussurro. «Perché sei sempre così gentile e premuroso, dannazione?»

La sua mano si muove in lenti cerchi sulla mia schiena. «Te l’ho detto, Layla. Mi sei cara. E questo significa che meriti il mio tempo e la mia considerazione.»

«Ma tu sei...» Mi lascio cadere la testa nei palmi rivolti verso l’alto. «Sei ricco, raffinato, buono e di successo, e io sono solo... me stessa.»

«Non mettermi su un piedistallo», risponde a bassa voce. «Sono uguale a te, solo su un percorso diverso.» La sua mano continua a muoversi. «Dimmi cosa ti preoccupa.»

«Non pensi che io sia disgustosa?» Le parole mi escono più dure di quanto volessi.

I cuscini si abbassano quando Pierce si mette a sedere e le sue labbra gentili mi premono sulla spalla. «No.»

«Mi sono venduta per soldi.»

«Non ti giudico per questo, Layla. Che tu sia stata costretta o che l’abbia fatto per amore dell’atto in sé, per me non fa differenza. Le tue scelte sono le tue scelte e ti hanno portata da me, qui, in questo momento. Come potrei non rispettarle?»

Dio, perché deve essere sempre così gentile, dannazione? Come se per lui fosse un gioco. Eppure so che fa sul serio, perché è semplicemente fatto così. Il tipo d’uomo che scopa come un toro e mangia in silenzio nella mia tavola calda tre volte a settimana solo per vedermi.

«Non è stata una scelta», mormoro sconsolata.

«Non... esattamente. Quando sono finita lì la prima volta, era quasi eccitante.

Avevo diciott’anni, appena arrivata in città, spaesata come un cerbiatto.

Le luci, gli abiti e le persone erano belli.

Mi piaceva l’idea di guadagnare i miei soldi.

Mi piaceva l’idea di fare esperienza. Ma dopo qualche mese, ho capito che non era tutto ciò che prometteva di essere.

Mi pagavano a malapena, così fui costretta a vivere nel club.

Non potevo scegliere i miei orari e riuscivo a malapena a mettere da parte qualcosa.

Ogni volta che minacciavo di andarmene, mi indicavano la porta perché sapevano che non sarei sopravvissuta da sola.

Quindi restare era una mia scelta. Sempre. »

Un basso ringhio sale da Pierce e le sue braccia mi scivolano entrambe intorno alla vita. «La manipolazione annulla ogni potere di quella scelta», mormora. «Mi dispiace che tu abbia dovuto passare tutto questo. Ti dirò ogni giorno che non cambia il modo in cui ti vedo.»

«Lo pensi davvero?» Giro la testa e incrocio il suo sguardo mentre si appoggia a me.

«Certo, tesoro. Lo penso davvero quando dico che tutte quelle scelte ti hanno portata proprio qui. Posso solo esserne grato.»

Alzo leggermente gli occhi al cielo e mi asciugo in fretta le lacrime. «È un po’ patetico che abbia pianto dopo del sesso così bello.»

«Smettila.» Pierce stringe la presa su di me. «Fai battute perché ti senti esposta, ma non ce n’è bisogno. Il fatto che tu ti senta abbastanza al sicuro da confidarti con me è un onore.»

«Sei sempre un tale gentiluomo», mormoro, avvicinandomi per baciarlo sul naso. «Pensare che gli anni passati a sopravvivere all’Hearth mi abbiano condotta tra le braccia di un uomo così perfetto.

Qualcosa cambia, credo. Non so dire se sia la mia immaginazione e la fragilità che imprigiona il mio cuore, oppure se Pierce si irrigidisca davvero all’improvviso alle mie parole. Non dura, e lui affonda il viso nel mio collo, così lascio passare il momento.

«Resterai con me stanotte?»

«Certo», risponde Pierce. «Mi piacerebbe.»

Ci separiamo soltanto per prendere un asciugamano per ripulirci e portare il vino in salotto, poi ci coccoliamo sul divano finché la TV notturna non mi culla in un sonno profondo e senza sogni contro il petto di Pierce.

Un sonno che svanisce quando mi sveglio con un cuscino sotto la guancia e nessun bell’uomo tra le braccia.

Immediatamente, il cuore mi si contrae, ma prima che possa farmi prendere dal panico, della carta fruscia sotto il palmo mentre mi metto a sedere.

Una lettera?

Layla,

temo che il tuo primo pensiero, svegliandoti senza di me, sia che me ne sia andato per via della nostra conversazione, ed è per questo che ho scelto di scriverti invece di lasciarti un messaggio.

Non sono andato via presto per qualcosa che mi hai detto.

Ho alcune faccende di lavoro da sbrigare e stasera tornerò per cenare insieme. Cucinerò io.

Ho una richiesta. Non uscire dall’appartamento oggi, in nessuna circostanza.

Ti prego.

Tuo,

Pierce

Il cuore mi vola e stringo la lettera al petto, scalciando leggermente sotto la coperta mentre mi lascio ricadere sui cuscini. È davvero un uomo incredibile. Ogni cosa di lui spunta tutte le caselle che potrei mai desiderare e, più ci penso, meno mi importa di quale possa essere la sua verità.

Lo amo. E sono quasi certa che lui ami me.

Nient’altro conta.