Silver Sinner 26 Pierce
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26 Pierce

PIERCE

«Quanto è incazzato Adrian?» Moses siede di fronte a me, dall'altro lato della scrivania, leccando francobolli e appiccicandoli sulle buste sparse davanti a lui.

Considerato quanto sono state frenetiche le ultime settimane, ho organizzato un bonus per parecchi dei miei uomini, compresa l'ombra che ho messo alle costole di Layla e che, per fortuna, è sopravvissuta all'operazione.

Moses ha deciso che distribuire i bonus con un po' di stile sarebbe stato più divertente e così si è incaricato lui della consegna.

«Intendi quanto è incazzato perché ho lasciato quell'incontro con Pavel e poi l'ho evitato per tre giorni?»

«Esattamente.»

«Sta bene. L'ultima volta che ho sentito, Pavel è uscito da quell'incontro con la coda tra le gambe e da allora non si è più fatto sentire. Con un po' di fortuna, si è reso conto che è una stronzata colossale fare tanto casino per qualcosa che sta così in basso nella gerarchia.»

«È sempre stato come un dio rabbioso», mormora Moses. «Non riesce a lasciar correre niente.»

«Sta arrivando una nuova spedizione, e questa è più importante.

È arrivata nella metà del tempo grazie al fatto che li abbiamo spediti a pezzi, e non ci vorrà niente ad assemblarli, il che...

» Sospiro e appoggio i gomiti sulla scrivania.

«Significa che finalmente possiamo toglierci il cartello di dosso. »

«Quindi il lavoro va bene.» Moses fa scivolare l'ultimo francobollo al suo posto. «Layla è al sicuro. Maddie è al sicuro. Adrian non è incazzato con te. La vita sembra migliorare.»

«Hai proprio portato sfiga», sbuffo. «Ma sì... forse finalmente siamo tornati in una buona situazione. Però mi preoccupo per lei.»

«Hai gente affidabile che tiene d'occhio casa sua. Nessuno le si avvicinerà.»

«Non è quello.» Mi strofino la mascella, premendo a fondo le dita per allentare un po' la tensione. «La sua amica le ha fatto davvero male. Non solo fisicamente, ma anche riportando a galla il passato con quel bordello.»

«Però spiega il vuoto in quegli anni della sua vita.

» Moses lascia cadere l'ultima lettera e si sporge all'indietro.

«Chiaramente la sua amica non aveva idea di come funzionino quei posti, perché un locale disposto ad assumere Layla a quell'età di certo non le pagava uno stipendio equo.

È un miracolo che sia persino riuscita a uscirne. »

«Già...» Annuisco lentamente, riflettendo proprio su quello.

Un posto che accoglieva una fuggitiva di appena diciott'anni non l'avrebbe lasciata andare senza lottare.

Non una bella come lei. Forse il motivo era Maddie?

Il bisogno di saperne di più mi cresce nella mente come una febbre, e osservo Moses raccogliere le buste e impilarle, poi alzarsi.

«Bene. Se non ti servo, vado a consegnarle.»

«Non è un po' all'antica persino per noi?»

«Certo», sorride. «Ma non sembriamo dei capi fantastici se ci mettiamo un tocco personale?»

«Sì. Puoi andare, ma tieni acceso il telefono.»

«Sempre. Ciao, capo.»

Lo congedo con un gesto della mano e mi lascio ricadere sulla sedia con un lieve gemito.

Rimuginare su quel bordello non è la decisione più saggia, ma non riesco a togliermelo dalla testa.

Tutti quegli uomini che hanno potuto stare con lei, toccarla e fare anche altro.

Uno di loro potrebbe persino essere il padre di Maddie, ed è una cosa che voglio affrontare in anticipo.

Una brutta sorpresa del genere, più avanti, potrebbe sconvolgermi più di quanto io sia pronto ad ammettere.

Il problema è... quale bordello?

Layla non è stata prodiga di dettagli, e mi è sembrato crudele insistere così poco dopo Amy.

Ma devo saperlo. Devo sapere chi è stato con lei.

Mi volto verso il computer e cerco tutti i bordelli della zona, oltre a quelli più vicini all'hotel in cui è arrivata quando era incinta.

Vista la paga misera e l'assenza di qualunque suo documento ovunque, è facile concentrarsi su quelli più loschi, compresi quelli gestiti dalla mafia.

Sono a metà del restringere una lista infinita quando la porta del mio ufficio si spalanca e Adrian entra a grandi passi.

«Abbiamo un problema.»

«Piacere di vederti anche a te.»

«Sì, come ti pare. Ascolta, quella faccenda con Pavel? Non è finita quanto pensavo.»

Alzo di scatto lo sguardo. «E adesso qual è il suo cazzo di problema?»

Adrian attraversa la stanza e si lascia cadere sulla sedia che Moses ha liberato. «Qualcuno ha ucciso suo nipote. Non l'ha solo ucciso. L'ha assassinato.»

Sollevo un sopracciglio. «Suo nipote?»

«Sì, un piccolo ratto che ai suoi occhi è a malapena famiglia, ma lo conosci. Ogni scusa gli basta.»

«Siamo stati noi?»

«Non credo. Ultimamente non abbiamo fatto fuori nessuno e non ho sentito di dispute tra le nostre famiglie finite nel sangue.

La mia ipotesi migliore è che gli italiani si siano stancati di aspettare e abbiano deciso di rendere la faccenda più personale, ma sai com'è Pavel. Quel bastardo è implacabile.»

«Va bene.» Sospiro profondamente, passandomi una mano sul viso. «Raddoppia la sicurezza su tutte le nostre spedizioni. Non ho bisogno che la furia di quel bastardo intralci le consegne proprio ora che siamo così vicini alla pace con il cartello. Ho bisogno che vada tutto liscio.»

«Ricevuto.»

«E tieni d'occhio tutti. Non dobbiamo gettare benzina sul fuoco.»

«Ci penso io. Ci sono stati un po' di attriti ai moli con alcuni uomini di Pavel, ma non credo che suo nipote fosse nemmeno coinvolto.»

«Vale la pena indagare.»

«Va bene», sospira Adrian. «Vedrò cosa posso fare.» Si alza e grugnisce piano, poi la sua espressione si addolcisce. «Tu tutto bene?»

«Sì.»

«Sicuro? Tu e quella donna siete ancora...» Fa scattare una spalla sollevandola e ghigna.

«Ti ammazzo», ringhio. «Fuori di qui.»

«Non mi sembra di averti sentito dire di no.»

«A mani nude! Fuori!»

Adrian se ne va scoppiando in una risata fragorosa, lasciandomi alla mia ricerca.

Ha buone intenzioni. Considerata la mia incerta storia sentimentale di questi ultimi anni, so che è felice che mi sia interessato a qualcuno, anche se quell'interesse mi ha portato a fuggire da due incontri per stare al suo fianco.

Sarebbe uguale se provasse quello che provo io.

Torno al computer, ma il mare di bordelli sparsi per la città è scoraggiante.

Layla potrebbe aver lavorato in qualunque di essi e controllarli tutti richiederebbe troppo tempo.

Anche con tutta la mia gente e il mio potere, se ha lavorato per qualcuno come me, ottenere quell'informazione sarebbe impossibile.

A meno che non lo chieda a lei.

Cercare in questo modo all'improvviso mi sembra infantile, e mi allontano dal computer.

Amy le è passata alle spalle e ha fatto delle supposizioni, supposizioni pericolose.

Non posso fare lo stesso con lei, non così.

Se voglio che le cose vadano bene, devo chiederle direttamente.

Così, dopo aver mandato un messaggio a Moses per dirgli dove sarò, mi faccio portare dall'autista all'appartamento di Layla, fermandomi da un fiorista per un bellissimo bouquet e una bottiglia di vino abbinata.

Poi, poco dopo le otto, salgo le scale fino al suo appartamento con il vino sotto un braccio e i fiori nell'altra mano. Se le cose andranno bene come spero... forse le dirò la verità. Sento che è arrivato il momento.

Faccio un respiro profondo, busso alla sua porta e poi le mando un messaggio veloce perché sappia che sono io. Il messaggio è stato appena consegnato quando dei passi si affrettano dall'altra parte della porta e Layla la apre con un sorriso caldo e deliziato.

«Pierce! Entra, entra!»