23 Layla
LAYLA
«Ti fa male?»
Sopra di me, la dottoressa che a quanto pare Pierce ha sul libro paga si china su di me, con una mano premuta delicatamente contro l'attaccatura dei capelli e l'altra che percorre con cautela il lato del mio viso, dall'arcata sopracciliare in giù.
Ogni pressione fa divampare una sensazione che non riesce a infrangere del tutto il torpore calato su di me da quando Pierce mi ha portata alla sua macchina.
Amy è morta.
Ogni volta che chiudo gli occhi, vedo il suo cervello schizzare sul pavimento della cucina e la nausea mi risale violenta dallo stomaco.
La mia migliore amica è morta, e io non provo nemmeno dispiacere per lei.
Minacciare Maddie, minacciare la mia vita e far sì che della gente mi aggredisse?
Questa non è amicizia. Continuo a ripercorrere nella mente le nostre ultime conversazioni, ancora e ancora, cercando di capire se ci fosse stato un indizio o qualcosa che mi è sfuggito e che avrebbe potuto prepararmi a ciò che sarebbe successo.
Non c'è niente. Niente che salti all'occhio, almeno.
«No», mormoro, rendendomi conto che la dottoressa sta aspettando la mia risposta. Appena gliela do, i suoi polpastrelli riprendono a premere con cautela sul mio zigomo, scendendo fino alla mascella.
«Bleah.» Maddie borbotta attraverso un grande sbadiglio dall'altro lato della stanza, tranquilla e comoda in grembo a Pierce. Lui ridacchia piano e le tamburella le dita sotto il mento.
«Sei stanca?» le chiede con voce bassa e gentile.
«Sì.» Maddie sospira in modo teatrale. «Posso avere altro gelato?»
«Non se sei stanca», dice Pierce.
«Non sono proprio... proprio...» Cerca di combattere lo sbadiglio successivo, ma quello le spalanca la bocca, zittendo le sue parole mentre Pierce ridacchia.
«Che ne dici se al gelato pensiamo domani? Se sarai fortunata, Moses potrebbe mostrarti come prepara il suo gelato. Del gusto che preferisci.»
«Di qualsiasi gusto?» Gli occhi di Maddie si illuminano. «Anche con le gocce di cioccolato?»
«Sì, anche qualcosa di avventuroso come le gocce di cioccolato», risponde Pierce. Mia figlia non coglie affatto la presa in giro, ma il suo sorriso smagliante rende meno spaventoso il livido sulla guancia e sulla mascella.
Non l'ho mai vista ferita, non così. Crescendo si è procurata la sua buona dose di sbucciature e bernoccoli, ma quella macchia scura sulla guancia risalta come una chiazza d'inchiostro sul viso, si estende fino alla mascella e mi spezza il cuore. Sono sua madre e non ho saputo proteggerla.
«E qui?» Entrambe le mani della dottoressa risalgono sotto la mia mandibola e premono delicatamente sul mento, poi le sue dita scendono lungo il lato del collo. «Dolore o fastidio?»
«No.» La sensazione non è del tutto dolorosa. È più una pressione che si intensifica sotto le sue dita. Le mie risposte sembrano soddisfarla, però, perché poco dopo si allontana e scarabocchia qualcosa sul blocchetto appoggiato sul tavolo vicino.
«Bene. Non sembra esserci nulla di rotto e la maggior parte delle ferite pare riguardare i tessuti molli.
Mi preoccupa un po' il colpo che hai preso alla testa.
» Alza lo sguardo con i suoi caldi occhi verdi e fa cenno verso l'attaccatura dei miei capelli.
«È piccolo ma profondo, quindi se inizi a sentirti stordita o nauseata, oppure fai fatica a tenere gli occhi aperti anche se ti senti sveglia, devi dirlo immediatamente a qualcuno. Hai capito?»
Annuisco. «Sì.»
«Gli antidolorifici che ti ho prescritto sono forti, quindi non puoi guidare né usare macchinari di alcun tipo.
Ti consiglierei anche di evitare qualsiasi attività faticosa almeno per un paio di giorni.
Prima di andare, c'è qualcos'altro che devi dirmi?
» Le sopracciglia le si contraggono, quasi fosse pronta a sentirmi dire che ho il braccio fuori posto o qualcosa del genere.
«No.»
«Perfetto.» Sul suo volto si apre un sorriso caldo che approfondisce le rughe agli angoli degli occhi. «Tornerò domani per un controllo, ma dovresti riposare.»
Questa volta mi limito ad annuire e resto seduta, fissando lo stesso punto oltre la finestra mentre la dottoressa si allontana da me.
Quel medesimo torpore simile a una nuvola torna ad avvolgermi le spalle e colgo solo frammenti della conversazione alle mie spalle.
Dopo aver elogiato Maddie per essere stata un'eccellente paziente, la dottoressa saluta e se ne va; poi Pierce entra nel mio campo visivo con Maddie fra le braccia.
«Mamma?»
La sua voce mi colpisce come il primo morso del freddo in una mattina d'inverno. I miei occhi scattano su di lei e il torpore svanisce, lasciando il posto a un sorriso luminoso che mi impongo per lei. «Sì, tesoro?»
«Stai bene?»
«Certo che sto bene. Ho solo preso qualche botta, proprio come te.
» Allungo le braccia verso di lei e Pierce me la accompagna delicatamente fra le braccia, celando a malapena quanto la sua attenzione indugi sulle bende intorno ai miei polsi.
«Mi dispiace che Amy sia stata così terribile con te, tesoro.
È tutto molto complicato, ma prometto che domani te lo spiegherò. »
Maddie annuisce, succhiandosi piano le dita. «Tornerà?»
La cruda immagine di Amy morta sul pavimento della cucina mi trafigge di nuovo la mente e io trasalisco, ma il mio sorriso non vacilla. «No, tesoro. Non tornerà. Non c'è più.»
«Perché è morta?»
La sua innocenza serena è in qualche modo ancora più dolorosa da vedere, e annuisco. «Sì. Perché è morta.»
«Va bene.» Maddie si rannicchia contro di me e appoggia la testa sulla mia spalla, soddisfatta delle mie risposte, anche se non sono sicura che le comprenda fino in fondo.
Restiamo così a lungo, semplicemente abbracciate l'una all'altra, mentre Pierce veglia lì accanto come un cavaliere incrollabile.
Poi la stanchezza ha la meglio su Maddie e la sua testa ciondola.
Poco dopo si addormenta profondamente fra le mie braccia.
Pierce mi aiuta a rimboccarle le coperte, poi ci ritiriamo più all'interno del suo attico, dove lui si versa un whiskey e a me prepara una limonata frizzante.
«Non posso lasciarti bere mentre prendi le medicine», dice, porgendomi il bicchiere.
Prendo il bicchiere e lo porto alle labbra, felice di sentire le bollicine frizzare contro di esse. «Hai un attico e una dottoressa che arriva non appena la chiami. Come fai a permetterti tutto questo?»
Pierce beve lentamente, osservandomi oltre il bordo del bicchiere. «Risparmio.»
«Risparmi?»
«Mh-mh. Sono un risparmiatore accorto.» Si sposta sul divano e vi si lascia cadere con un lieve gemito. «Come ti senti?»
Non è questa la domanda da un milione di dollari?
Abbasso lo sguardo sul mio drink, poi torno a guardarlo; quindi mi avvicino e, invece di sedermi accanto a lui, mi accomodo sulle sue ginocchia.
In questo momento, stare il più vicino possibile a lui è l'unica cosa che mi mantiene serena, soprattutto perché già fremo dalla voglia di andare a controllare Maddie e assicurarmi che stia bene.
Ma mettere tutto questo in parole richiede troppa fatica, così, dopo un sorso, poso il bicchiere e mi sdraio sul petto di Pierce.
Porta le dita a sfiorarmi la guancia e a risalire fra i capelli. «Va bene così», mormora. «Non devi dire niente che non vuoi dire.»
«Non me l'aspettavo. Era mia amica e non me l'aspettavo.»
«Nessuno avrebbe potuto aspettarselo.»
«Litigavamo ed ero arrabbiata, ma ho sempre pensato che prima o poi avremmo sistemato le cose, quando non sarei stata più così incazzata con lei. Avevo solo... dei sentimenti da elaborare. Non ho mai, mai immaginato che avrebbe...»
«La tua amica ha mostrato il suo vero volto, credo. Basta un litigio così e subito ti si scaglia contro per dei soldi che non hai, spinta dalle sue supposizioni? Non è colpa tua, tesoro.»
«Ho deluso Maddie due volte.» Il cuore mi sobbalza nel petto e chiudo gli occhi. «Prima con la macchina e adesso con questo? Che razza di madre sono?»
«Una madre meravigliosa, perché Maddie sta benissimo. È forte e piena di vita, con un appetito niente male per il gelato. È forte come te perché sei stata un eccellente esempio per lei.»
«Figurati.» Apro gli occhi, mi metto lentamente seduta e mi volto verso di lui.
«Sono stata così dura con Amy perché il suo ragazzo era un criminale.
Ero così concentrata su quello da non vedere che si prendeva tanto bene cura di Maddie.
Non c'erano mai stati incidenti. Era affidabile e io...
» Le labbra mi si serrano sotto il peso di quanto il mio punto di vista potesse essere ipocrita.
Il mio passato era pieno di persone come il ragazzo di Amy.
Come avevo potuto giudicarla così duramente?
Oh no.
«Il suo ragazzo», gemo. «Devo dirgli che è morta. E alla sua famiglia. Anche se...» Le sopracciglia mi si contraggono. «Non credo che ne abbia una. Da quel punto di vista era un po' come me.»
«E questo?» mormora Pierce, premendo la mano sul mio petto.
«Il tuo grande cuore, che si preoccupa di tutto ciò che riguarda lei e le persone intorno a lei, è un altro esempio della tua forza.
Conosco molta gente che starebbe maledicendo qualcuno, se avesse fatto ciò che ha fatto Amy.
E tu invece sei qui, a pensare ancora a lei. »
«Queste persone sono accorte quanto te?» chiedo piano.
«Forse», sorride dolcemente Pierce.
Che enigma. Questo attico, gli uomini che ha mandato a fare irruzione nel mio appartamento per salvarmi, Moses, quella dottoressa e il fatto che non abbia avuto bisogno di chiamare la polizia perché Pierce se ne stava già occupando.
Più ci penso, più Pierce mi sembra un enigma.
Per essere un agente immobiliare, è molto più misterioso di quanto dovrebbe.
Se non sapessi di meglio, penserei che fosse una spia o lavorasse per il governo.
Oppure qualcuno che è l'esatto opposto. «Pierce...»
«Sì?» Incrocia il mio sguardo, e vi trovo tanto calore e stabilità che la domanda nascente su chi sia davvero e su come abbia perfino saputo di dover venire da me mi muore sulla lingua.
Forse non mi importa.
Forse il fatto che abbia salvato mia figlia due volte, abbia salvato me e mi abbia fatta sentire la donna più bella del pianeta è sufficiente a farmi non curare di chi sia.
«Grazie per essere venuto a salvarmi», dico invece.
Il volto di Pierce si scioglie in un sorriso caldo e sposta la mano dal mio petto al mio viso. «Verrò sempre, se sarà in mio potere farlo.»
Mi sporgo in avanti e lo bacio, un semplice gesto di ringraziamento che si trasforma in qualcosa di più nell'istante in cui le nostre labbra si toccano.
La pressione della sua bocca contro la mia diventa la prima vera sensazione a infrangere il torpore calato su di me, e così, una volta cominciato, non riesco a fermarmi.
Premendomi contro Pierce, lo bacio ancora, e poi di nuovo, più a fondo questa volta.
Il sapore del whiskey che gli indugia sulle labbra si scioglie fra noi e, mentre inarco il corpo contro il suo, il bicchiere urta piano il tavolo, poi entrambe le sue mani sono sulla mia vita.
Non c'è pressione dietro ciascun tocco. Mi sta semplicemente tenendo stretta, ed è abbastanza da incoraggiarmi a cedere e seguire ogni desiderio crescente e affamato di un bacio.
Inclino la testa a sinistra, lui va a destra.
Io mi concentro sul suo labbro superiore e lui su quello inferiore.
La sua mano risale lungo la mia schiena e l'altra si solleva, cingendomi delicatamente il lato del collo.
Gli copro il viso con entrambe le mani e lo bacio profondamente, finché nella mascella non cresce un dolore lento e caldo, nel punto in cui è arrivato ogni colpo.
Cerco di resistergli, finché non diventa un dolore che non posso ignorare e la nostra sessione di baci finisce con me che premo la fronte contro la sua e ansimo piano nel piccolo spazio fra noi.
«Devi riposare», mormora Pierce. «Davvero.»
«Resterai con me?» chiedo, studiandogli gli occhi. «Non voglio dormire da sola.»
«Resterò con te.» Mi posa un ultimo bacio sulle labbra, poi mi raccoglie fra le braccia e si alza come se non pesassi affatto.
Gli avvolgo le braccia intorno alle spalle, mi aggrappo a lui e chiudo gli occhi finché, qualche minuto dopo, non mi posa sul suo letto.
Il caldo profumo della sua colonia mi invade i sensi mentre mi sdraio e, quando cerco la sua mano, Pierce è lì con me.
Si infila nel letto e mi rimbocca le coperte con un altro bacio, poi mi stringe a sé e resta proprio lì.
Qui sono al sicuro.
Qui non mi importa chi sia davvero o come mi abbia trovata. Conta solo che l'abbia fatto.
Non mi importa di niente, se non del fatto che Maddie è al sicuro, e anch'io lo sono.
Pierce resta con me e, poco dopo, gli antidolorifici e la sua presenza mi cullano in un sonno così profondo che quasi non mi accorgo di lui che si allontana nel cuore della notte.