Silver Sinner 22 Pierce
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22 Pierce

PIERCE

In tutti i miei anni, non ho mai provato una paura come questa.

Mentre corro verso l'appartamento di Layla, mille scenari mi esplodono nella mente, ognuno più terrificante del precedente.

Affidare qualcuno alla sua sorveglianza avrebbe dovuto tenerla al sicuro, ma quando arriva la chiamata che la prima squadra inviata da Moses è giunta sul posto, siamo a tre minuti di distanza.

Hanno fatto irruzione nel suo appartamento e l'hanno messa al sicuro.

Le tre parole che confermano che è viva non fanno nulla per placare il panico che mi risale dalle viscere e si annida tra le costole come una sorta d'infestazione.

New York è troppo vasta e io sono troppo lontano.

Anche quando imbocchiamo la sua strada, il suo palazzo sembra allontanarsi da me.

Moses inchioda l'auto stridendo, e io ne sono fuori prima ancora che si sia fermata del tutto.

Alcuni dei miei uomini si aggirano davanti al ristorante cinese, immersi in una conversazione con i proprietari mentre li tranquillizzano e assicurano loro che, qualunque cosa stia succedendo o abbiano sentito, va tutto bene.

Salgo i gradini due alla volta e irrompo nell'appartamento di Layla. L'odore acre del sangue mi accoglie e il cuore mi si blocca nel petto, costringendomi a fermarmi, esitante. Per una frazione di secondo temo che tra quel messaggio e adesso sia accaduto qualcosa di ancora più orribile.

«Capo?» Uno dei miei uomini, in jeans e polo scura, emerge dalla cucina. «Ci sono dei corpi lì dentro.»

«Layla?» riesco a gracchiare, registrando a malapena quanto mi tremi la voce.

«In camera da letto.» Indica la direzione.

Mi lancio lungo il corridoio verso quella stanza e non mi fermo finché non riempio l'ingresso, aggrappandomi allo stipite per sorreggermi.

È viva.

Layla. La mia Layla.

Il tempo si congela intorno a me, come se qualcuno avesse azionato un interruttore.

È seduta sul letto e stringe forte tra le braccia la figlia singhiozzante.

Il sangue le macchia il lato del viso, impregnando i capelli che le si appiccicano alla fronte, insieme all'ombra fresca di lividi e segni.

Le circondano i polsi segni scuri, e le lacrime le scorrono rosse sulle guance, raccogliendo il sangue lungo il percorso e gocciolando nel colletto della maglietta.

Maddie è altrettanto sconvolta, singhiozza e si aggrappa alla madre con i minuscoli pugni avvolti nella sua maglia e il viso rigato di lacrime.

Vederle un livido sulla guancia minuscola mi spezza il cuore e, nel secondo che passa tra il mio arrivo e il momento in cui Layla mi nota, una nube nera di rabbia mi invade il petto.

«P-Pierce?» soffoca Layla. Nonostante il dolore, cerca di raddrizzarsi, come se a me potesse importare in qualche modo di quanto sia presentabile.

«Layla.» Faccio un passo avanti e cado in ginocchio davanti a lei. «Tesoro, mi dispiace tanto, tanto.» Le mie mani si chiudono sulle sue e subito percepisco quanto violentemente tremi, seduta lì.

Nel momento in cui la tocco, una nuova ondata di lacrime esplode da Layla e lei cede tra le mie braccia, intrappolando Maddie fra noi.

Alla bambina sembra non importare. Maddie piange liberamente, mentre Layla chiaramente lotta tra l'abbandonarsi allo sconforto e il restare forte per sua figlia.

Avvolgo entrambe tra le braccia, le stringo forte e le infilo la testa di Layla sotto il mento.

«Sono qui», dico piano, ingoiando il dolore che mi assale nel sentirla così sconvolta. «Adesso sei al sicuro. Te lo prometto. Sei al sicuro.» Parole vuote, dato che l'orrore è già accaduto, ma pronunciarle serve a calmare lei quanto a trattenere me stesso.

Piange più forte, parole incoerenti le fuoriescono dalle labbra. Dietro di me, il pavimento scricchiola e Moses si schiarisce la gola per annunciarsi. Devo scoprire cos'è successo, così, dopo qualche minuto passato a confortarle semplicemente con la mia presenza, mi tiro indietro.

«Layla. Ho bisogno che mi racconti cos'è successo.» Tenere la rabbia fuori dalla voce è una sfida. «Ma forse non è un argomento per orecchie piccole. Andrebbe bene se Moses portasse via Maddie?»

«No», abbaia subito Layla tra le lacrime, stringendo di più la figlia singhiozzante. «Non potete portarmela via!»

«Non voglio portartela via», la rassicuro con calma. «Ma dobbiamo parlare di quello che è successo in cucina. Vuoi che lei lo senta?»

Una protesta le sale alle labbra, poi muore mentre riflette su quanto possa dire con la figlia presente. Dopo qualche lungo secondo, annuisce. «Non lascerete l'appartamento, vero?»

«Assolutamente no», dice Moses. «Anzi, ho del gelato e ho sentito dire che Maddie ha un'eccellente collezione di peluche. Magari potrebbe mostrarmela?»

Parlare di gelato agisce su Maddie come un interruttore: si rianima e si asciuga la guancia con un pugnetto. «Gelato?»

«Gelato», ripete Moses. «Mi chiedo chi riuscirà a mangiarne di più?»

«Io!» singhiozza Maddie, poi si volta verso Layla. «Posso, mamma?»

«Certo», sorride debolmente Layla. «Certo. Resta vicina a Moses, va bene?»

Scivola giù dal grembo di Layla e mi passa accanto di corsa per raggiungere Moses, che le prende la mano e la conduce lungo il corridoio per quel diversivo goloso. Quando se n'è andata, mi rimetto in piedi e mi siedo accanto a Layla sul letto.

«Mi dispiace tanto», piange Layla, cercando di asciugarsi le lacrime, ma scorrono più veloci di quanto riesca a fermarle. «Devo avere un aspetto orribile.» Tira la maglietta, allontanandola dal corpo, poi torna ad asciugarsi le lacrime.

Incapace di trattenermi, le prendo la mano. «Layla. Stasera qui è successo qualcosa di terribile e ho bisogno che tu mi racconti tutto. Ogni dettaglio.»

«Perché?» Guarda dalla mia mano ai miei occhi. «Non dovremmo chiamare la polizia? I tuoi uomini... non me l'hanno permesso.»

«Me ne occuperò io, della polizia», la rassicuro, reprimendo l'irritazione istintiva al solo pensiero di loro. «Ma prima devo sapere cos'è successo.»

«Era Amy», ansima Layla e una nuova ondata di lacrime le scende sul viso sconvolto.

«I-Io credevo fosse la mia migliore amica, ma era lei.

Era lei.» Scuote la testa. «Ho aperto la porta pensando fosse la cena e questi tre uomini hanno fatto irruzione.

Credevo fossero tutti uomini perché avevano quell'aspetto e solo due hanno parlato.

Mi hanno picchiata e hanno continuato a picchiarmi, e uno è andato a prendere Maddie e io...

io non riuscivo a respirare. Avevo così paura.

Poi uno mi ha colpita e mi sono svegliata in cucina, legata ai fornelli. »

Il cuore mi sobbalza appena e faccio scivolare la mano dal suo palmo al polso, dove i lividi scuri lasciati dalle costrizioni sono visibili come un marchio. Lei sussulta al contatto, ma non si ritrae.

«Cercavano di rapinarmi. Continuavano a pretendere soldi che non ho.

Continuavano a urlarmi in faccia e a picchiarmi, minacciando Maddie.

Continuavo a ripetere loro che non avevo niente, ma erano così convinti.

Così convinti.» Abbassa la testa, il mento sul petto, e soffoca un singhiozzo.

«Sapevano tutto di me e non capivo come, finché l'“uomo” con Maddie non è tornato e ha parlato.

È allora che l'ho sentita. Era così a-arrabbiata con me perché... perché...»

Soffoca di nuovo, lottando per far uscire le parole, così le avvolgo un braccio attorno alle spalle e la cullo di nuovo nel mio abbraccio. Ogni sua parola alimenta la rabbia che mi ostruisce il petto e mi limita il respiro, ma il bisogno di confortarla tiene tutto sotto controllo.

«Abbiamo l-litigato perché ho scoperto che teneva della droga nell'appartamento, datale dal suo ragazzo spacciatore, proprio mentre Maddie era lì.

Abbiamo continuato a litigare. Mi odia...

mi odiava. Oh Dio...» Layla cede contro di me.

«Continuavano a insistere, convinti che avessi dei soldi nascosti da qualche parte, convinti che li stessi nascondendo e mentissi.

Appena l'ho vista, ho capito perché, ma poi l'hanno uccisa!

» La voce le si spezza. «Le hanno sparato s-solo perché avevo capito chi era. Oh mio Dio, è morta per colpa mia!»

«No», dico subito. «Non è morta per colpa tua. Non è stata colpa tua.»

«Non è così?» singhiozza Layla. «Mi odiava a tal punto perché le ho voltato le spalle quando ero arrabbiata. I-Io non so chi fossero gli altri, ma conoscevo lei, ed è morta perché l'ho riconosciuta!»

Stringo il mio abbraccio. «È morta perché è venuta qui e ti ha minacciata. Ha fatto lei quelle scelte, Layla. Non tu.»

«Oh Dio...» Si allontana da me per un istante e punta su di me quegli occhi doloranti, pieni di sofferenza. «Hanno preso la tua collana.»

«L'hanno presa?»

«Stavano per uccidermi e sono andata nel panico. Ho pensato che, se valeva qualcosa, mi avrebbe salvata. Mi dispiace tanto, Pierce. Era un regalo e non c'è più!»

In realtà, questa è una buona notizia. Visto che la collana le era stata regalata per tenere d'occhio Layla, dovrebbe condurmi dritto alle teste di cazzo che sono scappate.

Le prendo dolcemente il viso tra le mani e sorrido.

«Layla. Ci saranno altre collane, ma di te ce n'è una sola.

Puoi barattare qualunque cosa io ti dia, se questo significa che resterai viva e qui con me. »

Lei sbatte le palpebre e lente lacrime le scorrono sul viso. «Non sei curioso di sapere perché?»

Aggrotto lievemente la fronte. «Perché?»

«Perché pensavano che avessi un sacco di soldi?»

Non mi era passato per la mente che fosse qualcosa d'importante, ma data l'abitudine di Layla a servirsi di qualunque cosa per sminuirsi davanti a un complimento o a un gesto d'attenzione, ora è in cima ai miei pensieri.

«Non ero curioso perché sono affari tuoi... ma se pensi sia importante?» La mia brama di sapere di più su di lei è una fame silenziosa, abbastanza sazia da non spingermi a interrogarla in momenti traumatici, ma se lei si offre di raccontare, ascolterò.

«Il motivo per cui pensavano che avessi soldi, a ripensarci, forse ora è ovvio.

Amy ha sempre pensato che ne tenessi da parte.

Le si è ficcata in testa dopo che le ho r-raccontato che lavoro facevo prima della tavola calda.

» Il petto le sussulta, costringendola a inspirare più profondamente, e lo sguardo le cade lontano da me.

«Lavoravo in un bordello.» Le parole escono in un sussurro appena udibile.

«Amy ha sempre pensato che lì guadagnassi migliaia di dollari e li avessi nascosti, ma non ha mai capito che era gestito da criminali e che mi pagavano una miseria.

Alla tavola calda guadagno più di quanto guadagnassi lì. »

Un bordello.

Si aspetta che questa notizia mi faccia allontanare?

Che la guardi con giudizio o disgusto? Sicuramente non si aspetta che io l'abbandoni, ma mentre pronuncia quelle parole e si irrigidisce, è chiaro che è esattamente ciò che si aspetta.

Non so decidere se sia un meccanismo di difesa per respingere le persone, o se non sia così abituata a essere amata in questo modo da non sapere come accettarlo.

In ogni caso, per quanto sorprendente sia la rivelazione, non basta a cambiare nulla ai miei occhi.

«Tutti abbiamo un passato», dico dolcemente. «Il fatto che Amy abbia usato il tuo passato contro di te — e presumo più di una volta, se era un'abitudine — dice moltissimo sulla sua mancanza di carattere.»

«Davvero?» sussurra Layla. «È morta. Sul pavimento della mia cucina. Come può questo...» Scuote la testa e si dissolve in altre lacrime silenziose. «L'ho fatta entrare nella mia vita e ha fatto del male a mia figlia. Forse sarebbe dovuta essere⁠⁠—»

«No.» La interrompo subito e le afferro una spalla. «Non farlo, Layla. Sei traumatizzata e sotto shock. Non seguire quel filo di pensieri, capito? Adesso sono qui e mi prenderò cura di te. Di entrambe, va bene?»

Alza gli occhi verso i miei e, quando i nostri sguardi si incontrano, è come se Layla non ci fosse affatto. È stata svuotata, e si vede. «Perché?»

«Non è ovvio?» mormoro.

Chiude brevemente gli occhi e scuote la testa, asciugandosi lentamente altre lacrime. Se ancora non ha capito perché tengo tanto a lei, resterò paziente. Mi chino, le bacio la fronte calda e poi la sollevo tra le braccia.

«Vieni. Ti porto a casa mia, dove farò visitare sia te che Maddie dal mio medico.»

Non risponde. Parlare sembra averla sfinita ulteriormente, così la testa le ricade contro la mia spalla e si rannicchia debolmente contro di me.

La porterò a casa, mi prenderò cura di lei, e poi darò la caccia alle teste di cazzo che hanno fatto questo.

New York non sarà mai più sicura per loro.