Silver Sinner 21 Layla
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21 Layla

LAYLA

Green si reclina e punta la pistola al soffitto, poi spara due colpi che mi strappano dalle labbra urla di terrore involontarie. Poi la pistola torna davanti alla mia faccia mentre lui ride cupamente.

«Andiamo», mi blandisce, spingendomi la canna sotto la mascella. «Sarebbe già tutto finito se solo ci dicessi la fottuta verità, troia.»

Tremo tutta, incapace di respirare senza che i denti mi sbattano gli uni contro gli altri.

L'unico sollievo è che la paura e l'adrenalina attutiscono il dolore dei colpi al viso: una piccola misericordia, considerato tutto quello che sta succedendo.

L'uomo con la maschera gialla è sparito a un certo punto, e tutto ciò che ho sentito sono stati schianti e tonfi provenire dal soggiorno.

È tornato ringhiando, e quello con la maschera verde mi ha colpita col dorso della mano con una forza tale che i denti hanno riaperto la ferita all'interno della guancia.

Da quanto tempo questi uomini hanno fatto irruzione in casa mia? Da quanto non vedo Maddie? Un'ora, forse di più.

Pensavo che sarei morta.

Forse lo sono.

Il sangue continua a raccogliersi lentamente nella ferita e ormai ho superato la vergogna, lascio semplicemente che mi coli dalla bocca.

«N-Non so quante volte devo dirtelo, non so di che cazzo stai parlando!»

«I soldi, puttana!» Green si sporge verso di me e mi urla dritto in faccia. «Sappiamo che li hai nascosti, quindi dacceli e basta, cazzo!»

«Non ho niente!»

«Bugiarda!»

«Non ho soldi! Qualunque cosa mi facciate, non posso darvi ciò che non ho!»

«Bugiarda!» urla, afferrandomi la mascella e conficcando crudelmente le dita nella guancia pulsante.

«Layla Cross, sappiamo tutto di te. Sappiamo che lavori alla tavola calda di Frank .

Sappiamo dove va a scuola Madeline. Sappiamo che non sperperi mai niente e sappiamo che per due anni hai fatto la prostituta, quindi sappiamo che ti sei fatta un fottio di soldi con le porcherie che facevi.

Posti come quello dove lavoravi? Pagano alla grande, e vivere qui come una cazzo di pezzente non cancellerà il fatto che sappiamo che sei straricca, quindi dove cazzo li nascondi? !»

Avrebbe anche potuto parlare in un'altra lingua, perché dopo il nome di Madeline non ho sentito più nulla.

Non ho notizie di lei da quando mi sono svegliata, e l'uomo con la maschera blu se n'è andato da quelle che mi sembrano ore.

Sono divisa tra il temere il peggio e il pregare che non le mettano un dito addosso.

«Ti prego», ansimo. «Non fate del male a mia figlia. Non ho niente! Non posso darvi niente! Ho a malapena duecento dollari sul conto in banca fino al giorno di paga!»

«Non ce ne frega un cazzo di quelli, puttana! Ci interessano i soldi che hai nascosto, le migliaia che hai occultato per non pagarci le tasse! Beh, indovina un po', noi siamo il fottuto fisco, e siamo venuti a riscuotere!»

«Ti prego!» Le lacrime mi rigano le guance, scorrendo senza freni mentre strappo la mascella dalla sua presa. «Potete prendere tutto, ma non ci sono soldi da trovare. Non c'è niente, lo giuro, lo giuro!»

Il suo palmo si schianta con forza contro la mia guancia, e sussulto, brevemente disorientata, finché i lamenti e le grida di Maddie non si alzano dalle profondità del mio appartamento.

«Maddie!» Il suo dolore è come un'iniezione di adrenalina e mi slancio in avanti, tendendo i muscoli contro i legacci e sferrando un calcio a Green. Lui inciampa e si schianta contro il tavolo, rotolando di lato. «Maddie!»

Lo sportello del forno finalmente si stacca e si apre, concedendomi altro spazio per slanciarmi in avanti.

Mi giro, punto i piedi contro lo sportello e tiro con tutta la forza che ho.

Purtroppo le fascette di plastica attorno ai polsi non cedono, e mi incidono profondamente la carne mentre l'uomo con la maschera gialla si avventa su di me e mi piomba addosso con tutto il suo peso.

Tutta l'aria mi viene espulsa dai polmoni mentre mi immobilizza con un ginocchio, schiacciandomi il cranio contro il pavimento piastrellato con una mano.

La canna fredda di una pistola mi viene premuta contro un rene.

«Puttana di merda, se non vuoi parlare allora forse andrò a vedere cosa può dirmi la tua adorata bambina⁠⁠—»

«Aspetta!» urlo, con gli occhi che mi schizzano fuori per lo sforzo.

«C'è una collana, ho una-u-una collana! Era un regalo, okay!

N-Non so quanto vale, ma probabilmente molto.

È tutto ciò che ho! Ti prego! Ti prego! È tutto ciò che ho!

Prendila! Basta non toccare mia figlia! Ti prego, ti prego, ti prego, prendila. Non ho nient'altro!»

Yellow finalmente si solleva da me e mi tira su per i capelli. Mi affloscio contro il bancone, ansimante e stordita. Dietro Yellow, Green si rimette in piedi e scuote la testa, poi arma la pistola e la punta contro di me.

«Puttana di merda», ringhia.

«Questa?» Yellow mi palpa il petto e afferra il ciondolo che mi ha regalato Pierce. «Puoi permetterti questa e mi dici che non hai un cazzo di soldi?»

«Era un regalo!» singhiozzo mentre me la strappa dal collo, lasciandomi un bruciore acuto attorno alla gola. «Era un regalo.»

«Per l'amor di Dio», interviene una terza voce, e l'uomo con la maschera blu irrompe di nuovo in cucina. «Che cazzo ci state mettendo tanto? Quella cazzo di mocciosa non la smette di urlare, mi sta facendo impazzire!»

Solo che non è un uomo. I vestiti pesanti ne nascondono la figura, ma la voce è inequivocabilmente femminile. Un freddo terrore mi si insinua nelle viscere.

Conosco quella voce.

«Forza, puttana, eh?» Blue avanza verso di me, e nella sua voce c'è una cantilena mentre tenta malamente di camuffarla. «Dove sono i soldi, puttana? Sappiamo che li hai! Che egoista del cazzo, eh? Dev'essere davvero tanto per comprare un silenzio del genere!»

«A-Amy?» La guardo con gli occhi sbarrati, e l'aria attorno a noi si congela.

Nonostante la maschera, la sua bocca si spalanca chiaramente e lei alza la testa, scambiando uno sguardo con l'uomo dalla maschera gialla accanto a lei.

«Amy... sei tu? Sei tu, vero? Oh mio Dio, oh mio Dio, che cosa stai facendo? Oh mio⁠⁠—»

Blue all'improvviso afferra la parte superiore della maschera e se la strappa via. Il volto furioso, dagli occhi spalancati e le pupille dilatate della mia migliore amica mi fissa dall'alto. I capelli le sono appiccicati alla fronte per il sudore, e mi guarda con nient'altro che veleno.

«Amy...» Riesco a malapena a credere a ciò che sto dicendo.

La sua bocca si contorce e le labbra si schiudono, ma mentre inspira riecheggia uno sparo. Sangue e materia cerebrale esplodono dal lato destro della testa di Amy, spruzzando il muro e il frigorifero. Nella frazione di secondo successiva allo sparo, mi fissa dritto negli occhi.

Guardo la luce spegnersi, e tutto il calore della vita nei suoi occhi si oscura immediatamente.

Crolla sul pavimento come se le sue membra fossero semplicemente sacchi pieni d'aria, ormai svuotati.

La testa le si spacca contro il piano della cucina mentre cade, lasciando una striscia più larga di sangue e materia che segna il bordo come una crepa nella realtà.

Quando crolla, le sue braccia e le sue gambe quasi sembrano non sapere dove andare e atterra ripiegata su se stessa, con la testa incastrata di sbieco tra il pavimento e l'anta del mobile.

I suoi occhi restano fissi su di me, scuri e vuoti, mentre le parole dell'uomo con la maschera verde volano quasi al rallentatore.

«Niente nomi!»

Non riesco a respirare.

Mi sta fissando e non riesco a respirare.

«L'hai uccisa! Le hai sparato, cazzo!» urla Yellow. «Perché cazzo l'hai fatto?!»

«Niente nomi!» urla Green.

«Cazzo, amico! Che facciamo?!»

«E che cazzo ne so io?»

«Brutto coglione! Tu cazzo... sei un fottutissimo coglione!» Yellow alza entrambe le mani, il mio ciondolo che gli penzola dal pugno chiuso.

«Stava per parlare! Stava per dirle i nostri nomi!»

«E tu l'hai ammazzata, cazzo?»

«Non posso tornare in prigione, amico, non posso!»

«Doveva riguardare solo i soldi!»

«Merda. Merda! Cazzo, andiamo!» Green all'improvviso si slancia in avanti e si schianta contro Yellow, mandandoli entrambi a precipitare verso la finestra rotta. «Andiamo! Andiamo!»

Mi scavalcano e liberano con un calcio la copertura dalla finestra rotta. Poi spariscono nella notte, l'ultima eco del loro atterraggio nei bidoni della spazzatura sottostanti.

Amy continua a fissarmi. Non riesco a respirare finché le urla singhiozzanti di Madeline non squarciano finalmente la bolla in cui sono precipitata.

«Maddie!» urlo. «La mamma è qui! La mamma⁠⁠—»

Il legno si scheggia e si spacca con un tonfo assordante quando la porta d'ingresso viene sfondata, e la disperazione mi inonda di gelo.

Basta.

Non ne posso più.