Silver Sinner 13 Layla #2
36%

13 Layla #2

«Lei... lei...» Stringe così forte che gli occhi mi schizzano fuori dalle orbite e ogni speranza di respirare mi viene strappata via. Poi, rapido quanto mi ha aggredita, mi lascia andare e mi permette di crollare sul pavimento con un rantolo spezzato.

«La troverò da solo.»

«No!» Gli afferro la caviglia mentre mi passa accanto a grandi passi, ma mi scalcia via e si avvia lungo il corridoio. Diversi rantoli deboli mi lacerano le labbra mentre mi rimetto in piedi a fatica, e gli corro dietro con il cuore che mi martella nelle orecchie come un tuono.

Questo appartamento è troppo piccolo.

Trik la trova quasi subito e resta in piedi nella sua stanza, proprio accanto al letto, a fissarla dall'alto. Mi immobilizzo sulla soglia, terrorizzata che qualunque movimento o suono da parte mia possa spingerlo a farle del male.

«Ti somiglia», dice piano Trik, con una voce completamente piatta. «Strano.»

Non riesco a respirare. Ha risucchiato tutta l'aria dalla stanza e la trattiene dentro di sé mentre sta sopra mia figlia, a pochi centimetri da lei.

«Che cosa vuoi?» riesco a soffocare, la voce poco più di un sussurro. «Perché sei qui?» Come fa a essere qui sarebbe una domanda migliore, ma non ho la forza di dire altro.

«È qui che la tieni?» Trik lancia uno sguardo intorno alla stanza e sospira, poi si allontana da Maddie e viene verso di me.

Come un fantasma, mi scivola accanto e comincio a chiedermi se non stia avendo un'allucinazione su tutto questo finché qualcosa non sbatte in cucina.

Mi riporta alla realtà e chiudo la porta di Maddie, poi corro di nuovo in cucina.

Trik è lì, apre gli armadietti e fruga nel frigo quasi stesse cercando qualcosa, ma diventa subito evidente che sta solo ficcando il naso.

«Perché?» gracchio dalla soglia. «Sette anni e non una parola.»

«Non è vero.» Trik ruota sul posto. «Ti ho mandato un sacco di messaggi. Tu non rispondi mai.»

«Quelle... quelle minacce che mi mandavi? Dicendomi di uccidermi? Dicendomi che ti avevo infettato perché per te era stato un momento così basso della tua vita, dover andare a letto con una prostituta? Come avrei dovuto rispondere a tutto questo?»

Lui sogghigna. «Un ciao sarebbe stato carino.»

«Come mi hai trovata?»

Trik prende una scatola di pasta e se la lancia da una mano all'altra mentre si avvicina. «Non ti ho mai persa di vista.»

«Cosa?»

«Davvero credi che non ti avrei tenuta d'occhio per tutti questi anni?»

No. Non ha alcun senso. «Tu mi odi.»

«Sì. Mi fai schifo. E cazzo, se ti sei lasciata andare.» Mi lancia un'occhiata piena di disgusto e rabbrividisce, accendendo un calore vergognoso nel mio petto. «L'unico motivo per cui non ti ho uccisa allora è che non volevo crescere quella mocciosa. Quanti anni ha adesso?»

«S-sei.»

«Ugh. Tutto qui?»

Non riesco a capire se sia troppo stupido per fare i conti o se abbia trascorso gli ultimi sette anni in un turbine e non si renda conto di quanto tempo sia passato da quando stavamo insieme.

«Non capisco. Sette anni e tutto quello che hai fatto è stato minacciarmi con un messaggio una o due volte l'anno. Perché sei qui adesso?»

«Tu.» Mi picchietta sul petto con la scatola di pasta. «Avevi un uomo qui.»

«Cosa?»

«Uno dei miei amici sbirri mi ha detto che avevi un uomo qui. Chi era?»

«Io...» Uno sbirro? Quello che ho chiamato perché Maddie era scomparsa? Com'è possibile che, di tutto quanto, il fatto che avessi un uomo qui sia più importante della scomparsa di Maddie? Il suo ragionamento mi lascia così sconvolta che tra noi cala il silenzio e Trik diventa impaziente.

E violento.

Si gira e scaglia la scatola di pasta attraverso la finestra della cucina, mandando il vetro in frantumi all'impatto, poi mi afferra la gola con entrambe le mani e mi sbatte sul tavolo della cucina con tanta forza che macchie scure mi danzano davanti agli occhi.

«Che uomo avevi qui? Non ricordi cosa ti ho detto l'ultima volta che stavamo insieme? Che ti avrei resa inutilizzabile per qualsiasi altro uomo? L'ho fatto, e poi sei andata a rimanere incinta, fottuta vacca vendicativa che non sei altro!»

Non riesco a respirare. Mi preme sulla gola e porta il viso a pochi centimetri dal mio. I suoi occhi scuri e senz'anima sono un abisso vuoto che quasi mi inghiotte intera.

E ricordo.

Ricordo loro sopra di me sette anni fa, quando ha pagato abbastanza per squarciarmi e lasciarmi un relitto spezzato nell'angolo del bagno. Ancora oggi mi fa male che un uomo così violento mi abbia dato la mia splendida figlia, ma non c'era denaro al mondo che valesse quel trattamento.

«Un am-i-co», riesco a soffocare con un respiro sibilante. «È solo un amico! Ho degli amici!»

Trik mi spinge contro il tavolo e poi mi lascia andare. Mentre ansimo e mi sollevo di scatto dal tavolo, mi colpisce con il dorso della mano e mi manda a schiantarmi sul pavimento.

«Faresti meglio a dire la verità.»

«C-cosa?»

«Sei sorda?» Si accovaccia accanto a me, in equilibrio sulle punte dei piedi. «Faresti meglio a dire la verità. Credevi davvero che avrei lasciato che la madre di mia figlia si scopasse qualcun altro? Sei fottutamente pazza se lo pensavi.»

Tutto questo ha a malapena senso. Sette anni fa non voleva mai più vedermi. Mi aveva mandato minacce come se il suo odio per me non potesse essere domato. E ora, all'improvviso, è nella mia cucina e si comporta come se avesse dei diritti su Madeline e su di me?

Perché?

Cos'è cambiato?

«È s-solo un amico», ripeto, rannicchiandomi lontano da lui mentre il labbro pulsa.

«Bene. E se mi stai mentendo, tornerò qui e ti spezzerò quelle fottute gambe, mi hai capito?»

«No», ansimo. «Non capisco. Non capisco perché sei qui né cosa vuoi né⁠⁠—»

Le sue dita fredde e crudeli mi stringono la mascella e mi trascinano vicino a sé, gli occhi che lampeggiano di veleno. «Non devo spiegarti niente, capito? Mi sono spiegato. Non costringermi a tornare qui.»

E con questo se ne va, lasciandomi accasciata sul pavimento con nient'altro che dolore e confusione assoluta. Che diavolo lo ha riportato indietro dopo sette anni? Perché voleva controllare Maddie?

Non ha senso. Niente ha senso.

Mi rannicchio sul pavimento e premo la guancia contro le piastrelle fredde, fissando la porta vuota. Poi cedo alla disperazione nel petto, e piango.