Silver Sinner 11 Layla
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11 Layla

LAYLA

«Layla...» Pierce fa le fusa pronunciando il mio nome, come se fosse la vibrazione stessa nel suo petto a seguire ogni respiro. Le sue mani risalgono lungo le mie cosce e si posano sui fianchi, gli occhi socchiusi e scuri nella luce soffusa che filtra dalla finestra.

«Ti prego», ripeto piano, abbassando i fianchi contro la dura protuberanza che sfoggia da quando mi ha portata a letto.

L'avevo vista quando mi aveva rimboccato le coperte, l'avevo sentita contro la gamba quando ci eravamo stretti l'uno all'altra, ma lui si era preoccupato più di prendersi cura di me e gliel'avevo lasciato fare.

Che fosse l'adrenalina o la pura e semplice ondata di sollievo per il fatto che mi avesse salvata, non importava.

In cucina, lo desideravo.

Sul divano, lo desideravo.

E qui a letto, dopo qualche ora di sonno popolata da sogni bollenti su ciò che Pierce poteva farmi, lo desidero.

Sono quasi sul punto di implorarlo, incapace perfino di riconoscere il nervosismo e la timidezza che ribollono in fondo alla mente, perché il bisogno famelico e doloroso che provo per lui nel profondo è così intenso.

«Ti prego...» Mi sfugge piano, e mi chino finché i seni non gli premono contro il petto, avvolgendogli il viso con una mano.

La morbida peluria lungo la sua mascella mi solletica i polpastrelli, e mi avvicino tanto che le mie labbra sfiorano le sue mentre parlo, senza baciarlo davvero.

«Cosa devo fare perché tu mi scopi? So che lo vuoi.

Lo sento. È l'unica cosa a cui riesco a pensare. Aiutami, Pierce. Ti prego. Farò⁠⁠—»

Mi rovescia con una stretta delle mani sui miei fianchi. Mi ritrovo adagiata tra i cuscini e la sua bocca si chiude sulla mia in un bacio profondo e potente che mi schiaccia contro il materasso. Potrebbe baciarmi attraverso di esso e io tornerei comunque a volerne ancora.

La leggerezza e l'accettazione che mi si erano gonfiate nel petto quando prima mi aveva leccata sono una sensazione inebriante, esaltante, e la rincorro persino adesso, nel buio dove le ombre nascondono le rotondità e le curve del mio corpo.

A Pierce non sembra importare. Bacia come se stesse cercando di divorarmi, mentre le sue mani percorrono il mio corpo in carezze avvolgenti.

Mi sfila la maglia, mi afferra i seni a piene mani e intrappola ogni capezzolo tra le nocche delle dita.

Basta la minima pressione per farmi inarcare contro di lui con un gemito sommesso, e lui sfrutta quell'impulso per insinuarsi tra le mie gambe e spingere contro di me il suo cazzo duro, ancora vestito.

«Non ho un preservativo», mormora contro le mie labbra, trascinando la lingua lungo il rigonfiamento del mio labbro inferiore.

«A sinistra», ansimo, infilando le mani tra i suoi capelli folti. «N-nel cassetto in alto.»

Pierce mi bacia di nuovo, poi il suo peso scompare per un istante dal mio petto.

Cerco di seguirlo nel buio, ma tutto ciò che spicca sono le ciocche argentee tra i capelli, come gocce di luce lunare.

Il cassetto sibila lì accanto, la confezione fruscia, e poi è di nuovo sopra di me mentre mi bacia ancora.

Ogni movimento dei suoi fianchi impazienti si accorda al ritmo frenetico e disperato del mio cuore.

Batte così forte che deve riuscire a sentirlo.

«Layla...»

Potrei annegare nel modo in cui fa le fusa pronunciando il mio nome.

«Sei sicura?»

Il bacio si interrompe e gli stringo le guance con entrambe le mani, trattenendolo sopra di me e fissando il bagliore del lampione intrappolato nei suoi occhi scuri.

«Ti implorerò», sussurro roca. «Ti implorerò finché l'unica cosa che uscirà da me sarà la mia preghiera supplichevole perché tu mi scopi.»

Ride piano e i nostri nasi si sfiorano, poi Pierce scompare del tutto.

Per alcuni lunghi secondi resto lì ansimante, il centro del corpo che palpita, i capezzoli indolenziti e il corpo pulsante per un uomo che si è dissolto nelle ombre.

Ho quasi paura di essermi sognata tutto e di essermi limonata il cuscino.

Poi torna. Il calore delle sue cosce nude contro le mie mi scatena nel petto un'ondata di eccitazione. Il suo cazzo riposa contro la piega interna della mia anca e, quando mi bacia, il suo petto caldo e nudo si preme su di me, con morbidi riccioli di pelo sparsi sui miei seni.

Si è tolto i vestiti.

Sono elettrizzata, riesco a malapena a respirare mentre le nostre bocche si uniscono in un lento scambio e le sue mani forti percorrono il mio corpo.

Toccare le sue spalle nude è esaltante e, una volta che comincio, non riesco più a smettere.

I forti piani obliqui dei muscoli si curvano e si flettono sotto le mie dita, mentre diversi rilievi sulla sua schiena mi fanno esitare.

Cicatrici?

Forse prevedibili, per un uomo della sua età...

ma dove se ne sarebbe procurate così tante?

È un pensiero fugace, baciato via dalla mia mente dalla sua lingua calda che si intreccia alla mia, e da una delle sue mani che scivola tra le mie gambe.

Il suo cazzo riposa ancora contro la mia coscia come un faro, caldo e abbastanza grosso da mandarmi la mente in spirali di fantasie che presto diventeranno realtà.

Pierce è... gentile. Cauto. Fa scivolare due dita nella mia fica e le affonda dentro di me, facendomi inarcare e ansimare contro le sue labbra.

Ronza piano e interrompe il bacio, affondando il viso nell'incavo della mia spalla, dove mi tempesta il collo di baci umidi.

Le sue dita dentro di me spingono e si incurvano, mandando scosse di piacere a percorrermi, e si scontrano con le scintille che mi esplodono nel ventre quando il polpastrello ruvido del suo pollice scivola sul mio clitoride.

In pochi secondi sono una pozza, così presa dall'eccitazione che mi accorgo a malapena di quanto sia vicina all'orgasmo finché, all'improvviso, mi travolge e vengo intorno alle sue sole dita con un ansito senza fiato e senza suono.

Mi aggrappo a lui, le dita gli lasciano impronte a mezzaluna sulle spalle e la testa si inarca all'indietro sul cuscino a ogni onda di piacere.

Poi si reclina leggermente e il fresco profumo del lubrificante riempie l'aria quando strappa la confezione del preservativo. Il lattice schiocca, e poi è lì. La punta del suo cazzo preme tra le mie labbra con un tocco fresco che si riscalda rapidamente tra noi.

«Ti prego», gracchio, sentendo a malapena la mia voce sopra il tuono del mio cuore.

Mi stuzzica con qualche spinta superficiale, infilandomi il cazzo quel tanto che basta perché mi apra per lui, ma non abbastanza da grattare il prurito doloroso che ho nel profondo, il bisogno di averne di più. Poi Pierce mi sfiora la guancia col naso e mi bacia appena sotto l'orecchio.

«Fai un respiro profondo», mormora.

Non ho modo di rispondere. Entra in me con tale facilità da scacciare ogni pensiero dalla mia mente e l'aria dai polmoni.

Mi gira la testa, rapita dall'improvvisa invasione e dal brivido di quel peso spesso che si assesta dentro di me mentre i nostri fianchi aderiscono l'uno all'altra.

Pierce si solleva e posa una mano sul lato del mio collo, quasi mi stesse cullando.

L'altra mi accarezza la coscia, poi la afferra, assicurandomi la gamba contro la sua vita.

Si limita a tenermi stretta, concedendomi qualche secondo per abituarmi a lui.

Entrambe le mani mi scivolano lungo il suo petto, sulla pelle calda tesa sopra muscoli guizzanti, e il suo nome mi si posa sulla punta della lingua. Ma non vede la luce. Pierce comincia a scoparmi e tutto il resto... semplicemente svanisce.

Niente conta. Non il mio bisogno d'aria, non i pensieri lontani aggrappati ai margini della mia mente, nemmeno se dovremmo fare silenzio o no.

Tutto sfuma alla prima spinta potente e, alla terza, ne sono completamente dipendente.

Mi scopa esattamente come avevo sognato, forte e veloce, con una potenza in quei fianchi tale che sembra voler affondare dentro di me per non dovermi mai lasciare.

Lo voglio lì. Voglio che mi martelli dentro finché le cosce mi tremano e il corpo mi si trasforma in gelatina per il resto della vita.

Il suo cazzo arriva in profondità dentro di me, e lui si inclina in basso, mandando altre scintille di caldo piacere a esplodermi nel centro del corpo.

Il letto cigola, la testiera urta contro il muro, e da me escono soltanto ansiti silenziosi e suppliche senza fiato per averne di più.

Sempre di più. Mi scopa sempre più forte, come se avesse intenzione di squarciarmi, e io lo ringrazierei con dei baci.

Le mie mani scivolano via dal suo petto, si attorcigliano nelle lenzuola e inarco il corpo mentre cerco di andare incontro alle sue spinte.

Pierce sembra capirlo; non appena mi muovo, la mano sul mio collo scende alla vita e si infila sotto di me, sorreggendomi la parte bassa della schiena e costringendo il mio corpo a inarcarsi, permettendogli in qualche modo di scoparmi ancora più forte e più a fondo.

Sono perduta in lui.

L'orgasmo che mi scopa fuori è la sensazione più potente che io abbia mai provato.

Ogni parte di me si tende quando vengo e resto immobilizzata nella sua stretta, la bocca spalancata e gli occhi rovesciati all'indietro mentre il mio centro pulsa ritmicamente e il calore attraversa il mio corpo contratto come un'onda.

Arriccio le dita dei piedi così forte che il polpaccio protesta.

Mi aggrappo a quella sensazione che si scioglie soltanto quando Pierce raggiunge il proprio culmine con un gemito profondo e ringhiante, che soffoca contro i miei seni.

Rabbrividiamo e fremiamo insieme, danzando come un solo corpo mentre l'estasi ci consuma, e proprio lì, tra le sue braccia, trovo una pace profonda e sensuale.