Silver Sinner 10 Pierce
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10 Pierce

PIERCE

Layla sa di dolce, come l'esplosione residua di una bacca schiacciata fra i denti.

Il sale delle sue lacrime riesce a malapena a farsi strada attraverso l'improvvisa vampata di zucchero che le aderisce al labbro inferiore dopo i sorsi frettolosi di vino in cartone.

C'è l'asprigno dei frutti di bosco e il sentore bruciacchiato di un contenitore di alluminio, un assaggio della vera dolcezza che arriva quando schiude le labbra per prendere fiato e mi bacia di nuovo.

Ne sono dipendente.

La morbida pressione della sua bocca, il calore delle sue mani sul mio petto e il lieve aumento di forza quando le dita le affondano nei pettorali, come se cercasse un appiglio per tirarsi più vicina. Può scavarsi un varco dentro di me e io la ringrazierò per questo.

Questo, però, non le impedisce di ritrarsi, quando una sorta di pensiero sensato le balena dietro gli occhi.

Si allontana, all'improvviso incerta, come se non si fidasse che le sue azioni verranno ricambiate.

Così placo quel dubbio e mi slancio in avanti per baciarla a mia volta.

Le mie mani le cingono entrambe la mascella delicata e la bacio con tanta intensità che indietreggia di un passo, contro il bancone alle sue spalle.

Reclina la testa e il corpo si inarca contro il mio, come un fiore che si arrende alla carezza di una brezza di passaggio.

Voglio continuare a baciarla. Voglio leccarle via ogni lacrima e accarezzarla finché l'unico singhiozzo che sfugge da quelle splendide labbra non sarà di piacere.

Voglio stringerla a me e portarle via il dolore con ogni spazio che mi resta dentro.

Tutto questo in un solo bacio basta a farmi girare la testa, ma non mi tiro indietro.

Mi limito a muovere le labbra contro le sue e ad aspirare un respiro, mentre lei si aggrappa a me come se fossi una specie di ancora di salvezza.

Poi le sue mani arrivano alla mia cintura e qualcosa scatta nella mia mente.

Scoparmela sarebbe un sogno, ma non stanotte. Se questo momento si trasformasse in una decisione sbagliata alla luce del mattino, mi distruggerebbe in un modo che riesco a malapena a sopportare di immaginare; così, quando tira la mia cintura, abbasso una mano e le afferro entrambi i polsi.

«Avida», le mormoro sulle labbra. Rabbrividisce contro di me ed entrambi i polsi si tendono nel palmo della mia mano. «Sono io l'ospite, qui. Non dovresti offrirmi qualcosa da mangiare?»

Mi ritraggo. I suoi occhi spalancati mi fissano dal basso, le pupille dilatate e scure di desiderio, e sul labbro inferiore le trema una domanda che non riesce proprio a pronunciare. Ha bisogno che glielo dica chiaramente? Dopo tutto quello che è successo stasera, forse sarà meglio mostrarglielo.

«Ti fidi di me?» sussurro nella bolla d'aria fra noi. La lingua di Layla guizza fuori e le scorre sul labbro inferiore, pieno, poi annuisce.

«S-sì.»

«Allora lascia che mi prenda cura di te.»

C'è qualcosa di dolcemente adorabile nel modo in cui intreccia le dita alle mie quando le prendo la mano, e non svanisce mentre mi segue in soggiorno.

Sul divano la bacio di nuovo, più a fondo stavolta, e sfrutto ogni bacio per spingerla giù sui cuscini.

Layla ansima contro di me, mi prende la guancia con una mano mentre l'altra cerca un cuscino.

Non appena lo trova, prova a metterlo fra noi e io mi fermo, sorreggendomi su una mano sopra di lei.

«Stai cercando di nasconderti?» le chiedo piano.

Le guance le si accendono di rosso e scuote la testa. «Solo per stare più comoda.»

«Per te?» Lungi da me farla sentire a disagio, ma mentre annuisce qualcosa mi si contorce, acuto, nello stomaco. Mi bacia, accetta il mio affetto, eppure sente ancora il bisogno di nascondersi dietro dei cuscini, come se esistesse una parte di lei su cui non desidero far scorrere la lingua.

«Allora lascia che ti aiuti», dico piano. «Ma solo perché ti fa sentire a tuo agio. Immagino che avrai bisogno di qualcosa a cui aggrapparti quando sarò sepolto fra le tue gambe.»

«Oh, mio Dio», ansima Layla, e entrambe le mani le volano a coprirsi il viso. Le seguo e bacio il dorso delle nocche mentre infilo il cuscino fra lei e lo schienale del divano. Lo sistema abbassando una mano e io colgo quell'occasione per baciarle la guancia calda, poi di nuovo la bocca.

Convincerla ad aprirsi con me è metà del divertimento e, a un certo punto, fra lo scambio di baci e la mia mano che vaga sul suo corpo, ritrova la sicurezza che aveva alimentato il suo primo bacio.

I suoi denti mi sfiorano il labbro inferiore, mi infila una mano fra i capelli e un dolce gemito le sale dal petto quando affondo nel suo collo e succhio sul suo battito accelerato.

È morbida e bellissima, con un corpo che si solleva e si curva in modi nei quali desidero assolutamente seppellirmi.

Quando scendo lungo il suo corpo, Layla ansima e respira affannosamente, la camicia stropicciata e diversi bottoni aperti dai miei denti.

Entrambe le mani le scivolano nei miei capelli mentre bacio la curva morbida dell'addome fino all'orlo dei pantaloni.

I vestiti che mi intralciano spariscono in fretta e Layla sistema i cuscini intorno a sé mentre io finisco in ginocchio sul pavimento, con il suo ginocchio premuto contro la mia guancia e le mie labbra che le sfiorano il calore setoso dell'interno coscia.

Il suo corpo si inarca e io sono lì con lei.

Una gamba mi si posa sulla spalla e l'altra si apre a ogni bacio che risale lungo la sua coscia.

Ogni bacio è una promessa e una lode, ogni fantasma del mio respiro è un'allusione e, quando raggiungo il calore luccicante della sua figa, il mio cazzo preme così dolorosamente nei pantaloni che riesco a malapena a pensare lucidamente.

Il mio piano non cambia.

«Pierce», geme piano Layla. Chiudo gli occhi, lasciando che quel suono mi turbinasse nella mente ancora e ancora, finché non affondo il viso contro la sua figa e sprofondo in un calore dolce quanto la bacca sulle sue labbra.

I suoi succhi mi inzuppano il mento in pochi secondi e le cosce le fremono intorno alla mia testa.

Entrambe le mani si chiudono e si tendono fra i miei capelli, quasi non riesca a decidere se vuole aggrapparsi o guidarmi.

Entrambe le cose sono elettrizzanti, così mi concentro sulla sua fessura e su nient'altro.

La mia lingua si insinua fra le sue pieghe umide, seguita dalle dita che la aprono per darmi maggiore accesso al suo calore.

Ogni passata piatta della mia lingua la fa rabbrividire, ogni guizzo della punta la fa gemere e, quando le infilo due dita nel calore e le incurvo, non riesce neppure a riprendere fiato per dire il mio nome.

È fottutamente eccitante.

Affondo in lei, leccando come un uomo assetato, e le premo saldamente il viso contro la figa perché le mie labbra e la mia lingua si ricoprano del suo calore.

Ogni spinta delle mie dita termina con un movimento ricurvo mentre le estraggo, accarezzandole le pareti come se cercassi in qualche modo di attirarla più vicina.

I gemiti di Layla riempiono l'aria, sommessi e senza fiato, come se temesse di essere sentita.

Voglio sentirli tutti. Voglio assaggiarla tutta.

E soprattutto, voglio regalarle quell'ondata di piacere per farla stare bene dopo una notte infernale.

Presto le cosce robuste di Layla mi si chiudono intorno alla testa, intrappolandomi in paradiso mentre il suo centro palpita e il calore le scorre oltre le mie dita.

Riesco a malapena a respirare, ma non vorrei che fosse altrimenti, e il suo orgasmo la scuote con tanta forza che, alla fine, le gambe le scivolano giù dalle mie spalle e ansima come se stesse affogando.

Resto fra le sue gambe, leccandole la figa e poi baciando la sommità del suo monte di Venere.

«Bene?» le chiedo, con la voce leggermente roca.

«Oh... mio Dio...» ansima Layla. Si solleva su un gomito; i suoi capelli scuri sono completamente arruffati per quanto ha gettato indietro la testa.

La camicia è raccolta intorno ai seni abbondanti che le ricadono in avanti, e un cuscino continua a nasconderle l'addome, ma il viso è meravigliosamente arrossato e caldo.

«Non avevo mai... non così, prima... oh mio Dio. »

«Bene?» ripeto, baciandole dolcemente il ginocchio.

«Quella cosa... con le dita?» Solleva una mano e imita il gesto di richiamo che facevo con le dita. «È stato pazzesco. Era così bello. Così...» Gli occhi le si rovesciano leggermente e geme. «Mi sento senza ossa.»

«Lascia che ti porti a letto.» È una tortura di per sé, perché raccoglierla senza sforzo alimenta il calore affamato nel mio stomaco.

Sarebbe così facile sollevarla e scoparmela finché non mi dolgano le cosce, ma resto fedele al mio proposito.

Voglio essere più di una decisione sbagliata dopo una giornata traumatica.

Layla mi abbraccia mentre la porto attraverso il suo appartamento, seguendo le sue indicazioni fino alla camera da letto.

È molto più accogliente del soggiorno, con qualche poster di film alle pareti, una piccola mensola di libri e una moltitudine di giocattoli per bambini piccoli in un angolo.

La adagio sul letto e distolgo lo sguardo mentre si copre, ma quando mi giro per andarmene, mi afferra il polso.

«Non andartene.»

«Resterò», le assicuro, coprendo la sua mano con la mia.

«Resta qui», dice. «Ti prego? Io non... non voglio stare da sola. Non riuscirò a dormire.»

«Stai dicendo che i miei servigi non sono bastati a rilassarti?»

Layla ricambia il mio sorriso e un'altra ondata di rossore le colora le guance. «Sono stati... è solo che...» Mentre cerca le parole, tiro fuori il telefono dalla tasca e mando un rapido messaggio a Moses, dicendogli che resteremo per la notte, poi mi stendo sul letto con lei.

«Va bene», dico, risparmiandole la fatica di trovare una scusa. «Resto.»

Sorride e la luce si riflette in quelle che sembrano lacrime nei suoi occhi.

Di sollievo, spero. Mi chino e le bacio la fronte, attento alla ferita, e lei ne approfitta per rannicchiarsi contro il mio petto e posare la testa vicino alla mia spalla.

Le avvolgo un braccio intorno e la lascio accoccolare contro di me, offrendole qualunque cosa le serva per calmarsi.

Non è così che mi aspettavo andasse la serata, ma non sono deluso. Sfogare la mia rabbia su quei ladri d'auto, riportare Maddie da sua madre e rannicchiarmi con una donna bellissima? Ho passato notti peggiori.

Nonostante la mia intenzione di restare sveglio a vegliare su di lei, finisco per addormentarmi, attirato dal suo calore al mio fianco e dal sapore appagante di lei sulla mia lingua.

Mi avvolge un sonno senza sogni, nel quale attraverso il nulla alla deriva, finché un tepore mi sfiora sotto l'orecchio.

Quel tepore scende lungo il collo e, in un battito di ciglia, apro gli occhi.

Un peso caldo mi si posa sui fianchi e, mentre sbatto le palpebre, le labbra di Layla risalgono dal mio collo alla mascella.

«Layla?»

Solleva la testa e i suoi occhi scuri si agganciano ai miei. «Ti prego», sussurra, e i suoi fianchi si abbassano sul mio cazzo, che non si è ammorbidito nelle ore in cui ho dormito. «Lo voglio. So che lo vuoi anche tu. Ti prego. Ne voglio ancora. Ti prego, Pierce.»

Sono un uomo debole.