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LAYLA

«Amy!» Sporgendomi dalla porta della cucina, chiamo la mia migliore amica. «Colazione!»

Mi risponde il silenzio, poi il rapido tonfo di passi in avvicinamento. Maddie sbuca di corsa dall’angolo, i riccioli al vento e un sorriso smagliante sul suo adorabile visetto.

«Mamma!»

«Ciao, tesoro, che fine ha fatto la molletta nei tuoi capelli?»

Maddie mi passa davanti con impazienza ed entra in cucina. «Pop-Tarts?»

«No, tesoro, niente Pop-Tarts a colazione. Cereali.»

«Non voglio i cereali.»

«Be’, i Pop-Tarts non li avrai. Maddie, dov’è la tua molletta?»

Mi fissa dal basso con i grandi occhi verdi e alza le spalle. «Non lo so.»

«Non lo sai.»

Scuote la testa, facendo volare i riccioli dappertutto mentre si infila le dita in bocca.

«Ce l’avevi dieci minuti fa, quando ho finito di vestirti. Mi stai dicendo che l’hai persa tra qui e il bagno?»

Dall’espressione vuota sul viso di Maddie, non ha idea di cosa stia parlando oppure è molto brava a fingere di non averne idea.

Non che importi davvero. La ritroverò prima di uscire per andare al parco, ma niente di tutto questo succederà finché non avrà mangiato qualcosa e Amy non si sarà trascinata fuori dalla stanza degli ospiti.

«Posso avere un Pop-Tart, mamma?»

«No, tesoro, puoi mangiare i cereali. Oppure posso farti del pane tostato, o puoi mangiare della frutta?» Le alternative le sono davanti, ma purtroppo mia figlia storce il naso davanti a tutte quante.

«Amy mi ha dato i Pop-Tarts.»

«Davvero?»

«Mhm.»

«A colazione?»

La bocca di Maddie si apre, poi arriccia il naso e scuote la testa. «No.»

«Esatto. Quindi scegli cosa vuoi, perché non possiamo andare al parco se non hai niente nello stomaco.» Mi chino, le bacio la sommità della testa e poi la sollevo tra le braccia. «Allora dimmi cosa ti va di mangiare.»

«Uova!» Batte le mani e indica la padella in cui la colazione mia e di Amy si tiene calda sul bordo dei fornelli.

«Vuoi un po’ di uova?»

«Mhm!»

«Strapazzate? Con i soldatini?»

«Strapazzate!»

«Va bene, tesoro, nessun problema.»

Quando ho preparato in fretta una nuova porzione di uova strapazzate per Maddie e gliel’ho servita in salotto, davanti ai cartoni del mattino e con del pane tostato, Amy si è finalmente trascinata giù dal letto e indugia in cucina, sorseggiando una tazza di caffè.

Ha gli occhi rossi come ieri sera, quando si è presentata alla mia porta, e profonde occhiaie le appesantiscono il viso mentre fissa la sua tazza.

«Vuoi dirmi cos’è successo ieri sera?» le chiedo piano, girandole attorno per salvare il salvabile della nostra colazione.

«Mi dispiace», dice Amy con voce impastata, soffocata dalle lacrime. «Ho passato una notte davvero terribile.»

«Senza dubbio. È stato spaventoso aprire quella porta e vedere sia te sia Maddie in lacrime. Ho pensato che qualcuno fosse morto.» Ieri sera, Amy aveva insistito che era troppo sconvolta per parlarne ed era andata dritta a letto, mentre io avevo trascorso un’ora a calmare mia figlia.

Dire che sono un po’ incazzata è riduttivo, e voglio delle risposte.

«Lei stava bene, te l’ho detto», disse Amy, bevendo un sorso. «Hai dello zucchero?»

«Pensile in alto.» Indico con la spatola. «Spiegami. Dovevi badare a Maddie per tutta la notte. Cos’è successo?»

Amy si dà da fare prendendo lo zucchero dal pensile in alto e versandolo a cucchiaiate nella tazza, poi si ritira al tavolo e si siede. «Io e Drake abbiamo litigato.»

Mentre raschio quel che resta delle nostre uova su due piatti, lancio un’occhiata oltre la spalla e infilo altre due fette di pane nel tostapane. «Cos’è successo?»

Amy sospira così profondamente da afflosciarsi visibilmente. «Ho perso il lavoro al bar.»

«Cosa?» Il cibo passa in secondo piano mentre mi volto di scatto. «Adori quel posto. Cos’è successo?»

Il viso di Amy si contrae e si asciuga in fretta un occhio. «È complicato.»

«Amy, io so bene cosa significa complicato. Basta guardare la mia vita. Dai, parlami.» Le faccio scivolare davanti un piatto di uova, bacon fin troppo croccante e pane tostato, poi mi siedo dall’altra parte del tavolo. «Cos’è successo?»

«Mi hanno beccata a rubare.»

Un’ondata di tensione mi attraversa il petto. «Cosa?»

«Io… rubavo dalla cassa, e mi hanno beccata.»

Le parole che le escono di bocca mi sembrano così estranee che non riesco a comprendere del tutto ciò che sta dicendo. Amy non è una ladra, eppure lo ammette con la stessa nonchalance con cui un cliente ordinerebbe il pranzo da me. «Okay, ehm… magari comincia dall’inizio.»

Lo sguardo di Amy resta incollato alla sua tazza. «Non c’è niente da dire. Lo facevo da circa un mese e non pensavo se ne sarebbero accorti. Un paio di giorni fa, Colin mi ha portata nel retro e mi ha mostrato il filmato che aveva registrato di me mentre rubavo. Non potevo farci niente.»

Batto lentamente le palpebre. «Che sta succedendo? Perché l’hai fatto?» Raddrizzo leggermente la schiena. «Ti fregavano di nuovo sullo stipendio?»

«No, niente del genere.» Amy solleva la tazza e beve lentamente, evitando di dirmi la verità, ma quando la svuota, mi sporgo e le stringo il polso.

«Amy. Perché l’hai fatto?»

«È complicato, okay? Quando ho detto a Drake che mi avevano licenziata, abbiamo avuto una lite enorme, poi ci siamo lasciati e io non sapevo cosa fare. Urlavamo e abbiamo svegliato Maddie, io piangevo e lei piangeva. Quindi dovevo solo andarmene da lì. Lontano da lui.»

Il fastidio perché urlavano davanti a mia figlia svanisce nella confusione sul motivo per cui Amy sia arrivata addirittura a rubare.

«Avete problemi di soldi? Credevo che Drake avesse quel lavoro comodissimo in banca.»

Amy alza finalmente la testa e incrocia il mio sguardo. Il vuoto nei suoi occhi mi dà la risposta prima ancora che la esprima a parole.

«Drake ha perso il lavoro circa sei mesi fa. È tornato a spacciare, ma sai com’è. I soldi non sono costanti e c’è tantissima concorrenza.»

Spacciare?

Ritraggo immediatamente la mano da Amy. «Drake spaccia? Cosa spaccia, multe per divieto di sosta?»

Mi lancia un’occhiata sprezzante. «No, scema. Droga.»

Droga.

«Dici sul serio?»

Amy annuisce con nonchalance. «Prima che ci conoscessimo aveva un bel giro, ma quando abbiamo fatto sul serio e abbiamo voluto sistemarci, ha mollato tutto e ha trovato il lavoro in banca.

Però stavano licenziando un sacco di persone e lui ci è finito in mezzo, così ha contattato uno dei suoi vecchi fornitori per non rimanere indietro con l’affitto.

Io rubavo per dare una mano in più e alla fine mi hanno beccata, capisci?

» Le lacrime le riempiono gli occhi. «Non so cosa fare. »

Un minuscolo dettaglio mi si fissa in testa, e mi ritrovo in piedi mentre il cuore mi accelera. «Drake spaccia droga?»

«È quello che ho detto.»

«Hai lasciato mia figlia con uno spacciatore?» Costringere la voce a restare bassa per tenere la conversazione lontana dalle orecchie di Maddie non serve a placare la furia nel mio tono. «Sei completamente fuori di testa?!»

Gli occhi di Amy si spalancano. «Non è come pensi! Non ha mai tenuto la droga in casa o vicino a Maddie, mai!»

«Non me ne frega un cazzo! Hai badato a mia figlia stando con uno spacciatore. Non riesco a crederci, Amy. Sai quanto è pericoloso? Hai la minima idea di quanto sia fottutamente assurdo?»

«Te l’ho detto», sibila Amy di rimando. «Non c’era droga vicino a lei!»

«Non mi interessa! Mi fidavo di te, Amy. Mi fidavo che tenessi mia figlia al sicuro e lontana dai pericoli mentre lavoravo. Ti ho persino pagata per farlo, e invece la lasciavi con il tuo ragazzo spacciatore?!»

Gli occhi di Amy si restringono. «Non l’avresti mai saputo se non te l’avessi detto», fa notare. «E ho fatto tutto il possibile per tenerla al sicuro, okay? Andava tutto bene, lo giuro! Non ha mai toccato quella roba, lui la teneva chiusa a chiave in bagno, okay⁠⁠—»

Si interrompe quando la punto con un dito. «Mi hai appena detto che non teneva mai la droga in casa.»

Apre e chiude la bocca, cercando di ritrattare le sue bugie e di capire quale storia stia tentando di rifilarmi, ma alla fine non importa. Non riesco a credere a nessuna delle due versioni, e non riesco a superare il fatto che avesse qualcosa di pericoloso come la droga vicino a mia figlia.

«Senti.» Amy si tira in piedi. «Ci sto provando, okay? Non tutti hanno dei soldi su cui contare come te!»

La guardo a bocca aperta, in piedi nel mezzo della mia cucina fatiscente, con le pareti scrostate, un forno che scalda solo due fuochi e una finestra inchiodata perché la serratura si è rotta. Sono povera quanto lei, anzi, persino di più. «Sei ridicola. Vattene.»

«No, Layla, ti prego, mi dispiace!» Mi viene incontro di corsa, ma quando mi prende la mano, io la ritraggo.

«Vattene, Amy.»

«Ti prego! Drake mi ha lasciata! Ho il cuore spezzato e ho perso il lavoro! Cosa dovrei fare? Dove dovrei andare?!»

«Non mi interessa! Mi fidavo di te, e non riesci neppure a raccontarmi una storia coerente. Sono così arrabbiata con te che non riesco nemmeno a guardarti senza voler ammazzarti, quindi vattene subito dal mio appartamento.»

«Layla—»

«Fuori!» Voltandomi, affronto la finestra rotta e digrigno i denti. «Prendi la tua roba e vattene.»

Il sospiro di Amy mi fa irrigidire la schiena mentre aspetto il livello successivo della sua discussione, o qualsiasi supplica perché le permetta di restare qui. Ma alla fine, si limita ad andarsene.

Seguo il rumore dei suoi passi lungo il corridoio fino alla stanza degli ospiti, poi mi appoggio al bancone e chiudo gli occhi.

Mi fidavo di lei perché tenesse Maddie al sicuro mentre lavoravo.

Invece l’ha tenuta accanto a un criminale, con della droga in casa che, vista l’infinita curiosità di Maddie, avrebbe potuto ucciderla.

La rabbia che mi vortica nel petto si scontra con la preoccupazione, e riesco a malapena a riprendere il controllo del respiro quando Amy riappare.

«Fottiti, Layla», scatta. «Io non ti sbatterei mai fuori quando sei in difficoltà.»

Lentamente, mi giro ad affrontarla. «Io non terrei mai tua figlia vicino alla droga, Amy.»

Il suo sguardo diventa velenoso.