29 Layla
LAYLA
Pierce non torna quel giorno.
Non chiama.
Non manda messaggi.
La sua assenza diventa lampante quando arriva sera e ho passato due ore in cucina a preparare lasagne e pane all'aglio, con una crostata di fragole fatta in casa per dessert.
Dopo essermi bruciata due volte preparando la glassa, la crostata è venuta benissimo e riposa su una ciotola capovolta sul bancone mentre controllo il telefono.
Ancora nessuna risposta.
L'impulso di scrivere a Pierce torna a farsi sentire, ma fissare gli ultimi quattro messaggi rimasti senza risposta mi fa sprofondare il cuore nel buio pozzo dello stomaco. Non voglio sembrare bisognosa. Serrando le labbra, mi siedo al tavolo da pranzo e tocco il suo nome, poi premo chiama.
Parte subito la segreteria telefonica e una voce elettronica mi spiega come lasciare un messaggio.
Stringendo i denti, riattacco e poso il telefono accanto al mio piatto vuoto.
Le lasagne sono al centro del tavolo, dove si trovano da quaranta minuti.
Il pane all'aglio ha perso la sua invitante lucentezza, perché il burro fuso ormai l'ha impregnato del tutto, e la bottiglia di vino non ha più una goccia di condensa.
Non viene?
Forse è colpa mia.
Gli ho detto la verità su ciò che ero prima.
Pierce è un uomo così gentile, così elegante.
Devo essermi illusa a pensare che gli andasse bene frequentare una persona che un tempo faceva la prostituta.
Ho rovinato tutto aprendo quella mia boccaccia; dev'essere stato così.
Non c'è altra spiegazione. Rimetto la bottiglia di vino in frigo e torno a sedermi, controllando di nuovo il telefono.
Nessun messaggio.
Nessuna richiamata.
Il peso nello stomaco comincia a crescere mentre ripercorro nella mente la nostra ultima conversazione. Nulla di ciò che ha detto o fatto lasciava intendere che fosse infelice e io—
Non è vero. Mentire a me stessa non servirà. Si è irrigidito. L'ho sentito, e ho fatto finta di niente perché desideravo disperatamente credere che andasse tutto bene, ma in Pierce è cambiato qualcosa, senza dubbio, e io l'ho ignorato.
Mentre fisso il pasto ormai quasi freddo, le lacrime mi salgono agli angoli degli occhi e un vuoto mi si apre nel petto. Mi sono sentita troppo al sicuro con lui, un uomo che conosco appena e di cui, eppure, credevo di potermi fidare. Me la sono cercata.
«Mamma?» Madeline appare sulla soglia con uno sbadiglio, il pigiama spiegazzato addosso mentre si strofina un occhio.
«Maddie! Tesoro, va tutto bene?» Sono subito in piedi, mentre mi asciugo in fretta gli occhi. «Hai fatto un brutto sogno?»
«Avevo solo sete», mormora, affrettandosi verso di me. «Perché piangi?»
«Non sto piangendo, tesoro», dico, forzando un sorriso. «Sono solo un po' stanca.»
Mi prende subito la mano e posa un bacio assonnato sulle nocche. «Non essere triste, mamma.»
«Non sono triste.»
«Promesso?» I suoi grandi occhi mi fissano dal basso e, nella voragine che mi si sta formando nel petto, si riversa un'ondata di calore.
«Promesso. Vuoi dell'acqua?»
Maddie annuisce e mi segue per la cucina mentre prendo uno dei suoi bicchieri e lo riempio d'acqua. Beve come se fosse completamente assetata, svuotando il bicchiere in un solo sorso e poi schioccando le labbra con orgoglio.
«Meglio?» Le prendo il bicchiere mentre annuisce.
«Sìììì!» Poi nota il tavolo e sorride. «Il signor Pierce viene a cena?»
«Doveva venire, ma ehm... si è trattenuto al lavoro.»
Maddie annuisce solennemente, come se sapesse benissimo cosa significhi. «Gli adulti», borbotta con una punta di disprezzo. Mi strappa una risata e la sollevo tra le braccia, baciandole la guancia.
«Sì, tesoro, cose da grandi.»
Maddie sbadiglia direttamente sulla mia faccia mentre la riporto a letto, e si addormenta non appena la testa tocca il cuscino.
Per quanto sia resistente, ogni volta che la guardo vengo colpita dal ricordo di come appariva quando corsi nella sua stanza e la vidi singhiozzare dopo che Amy l'aveva colpita.
Mi ha lasciato una cicatrice nella mente e non riesco a liberarmene.
Le bacio la fronte, poi torno in cucina e sono a metà delle pulizie dopo cena quando un colpo improvviso risuona alla porta. Il cuore mi balza in gola e un'ondata di eccitazione mi invade.
Dev'essere Pierce, e mi sommergerà di affetto e baci per scusarsi del ritardo e per non avermi risposto.
Magari gli farò anche sudare un po' il perdono.
Lisciandomi il vestito con le mani, sfoggio il mio sorriso più dolce e corro alla porta.
Il freddo dell'ottone mi sconvolge il palmo quando la apro, ma non quanto la persona che si trova lì, con un ghigno freddo e contorto sul volto lungo e sottile.
Trik.
Non c'è solo Trik. Diversi uomini indugiano sulle scale dietro di lui, con espressioni annoiate e irritate, come se trovarsi qui fosse un enorme inconveniente per loro.
Resto immobile, e il cuore mi assesta un colpo violento contro le costole.
«Sorpresa!» sogghigna Trik, muovendo la mascella avanti e indietro mentre mastica con arroganza un pezzo di gomma. «Vedi, è questo che succede quando non rispondi ai miei messaggi, puttana.»
Fa un passo avanti e io uso tutta la mia forza per sbattergli la porta in faccia. È inutile, visto che ha già oltrepassato la soglia con un piede, ma l'urto lo spinge contro lo stipite e lo incastra nell'apertura, dandomi il tempo di correre verso la cucina.
Non di nuovo, non di nuovo!
«Layla!» urla Trik dal corridoio.
Mi precipito in cucina, afferro il telefono e prendo il coltello da bistecca dal ceppo di legno sul bancone.
Poi corro di nuovo verso la porta. Comporre il 911 sembra inutile, quindi chiamo Pierce e lancio il telefono sul bancone.
Non ho modo di vincere contro Trik e i suoi uomini, ma se la chiamata finisce registrata nella segreteria di Pierce, allora forse, solo forse, verrà ad aiutarmi.
Trik avanza lungo il corridoio verso di me con lo stesso ghigno in faccia, mentre quegli strani uomini entrano in casa mia dietro di lui.
«Fuori», ringhio, brandendo il coltello e mettendomi tra Trik e il corridoio che porta da Maddie. «Ho già chiamato la polizia, quindi se vuoi evitare l'arresto, vattene subito da casa mia, Trik.»
«Mi piace proprio il modo in cui dici il mio nome», replica, del tutto impassibile davanti a me e alla lama che tengo in mano.
«Ho detto fuori!» Mi lancio verso di lui, affondando la lama in alto e in avanti, ma è più veloce di quanto mi aspettassi.
Si scansa di lato, mi afferra il polso e lo torce con tanta violenza da costringermi a lasciare cadere il coltello con un grido.
Poi l'altra mano mi colpisce alla gola e mi soffoca mentre mi sbatte contro il muro.
«Che pensavi di fare, eh? Accoltellarmi? Accoltellare tutti noi con il tuo coltellino da cucina?» sogghigna con voce bassa e roca, avvicinando il volto al mio. Soffoco per il sentore stantio di menta e fumo di sigaretta nel suo alito. «Per tua fortuna, stavolta non sono qui per te.»
Soffoco con forza, graffiandogli il polso con l'altra mano mentre le lacrime mi bruciano negli occhi. «Cosa?»
«Hai perso l'udito dall'ultima volta che abbiamo parlato?» Trik mi strappa dal muro e mi trascina in cucina, scaraventandomi in avanti.
Vado a sbattere contro il tavolo da pranzo, dove i piatti rimasti si spostano e tintinnano contro la teglia delle lasagne. Dietro di lui, quegli uomini gli passano accanto e percorrono il corridoio, e il cuore mi balza in gola.
Maddie.
È qui per Maddie.
«No!» Per quanto facilmente riesca a sopraffarmi, mi lancio di nuovo contro di lui, stavolta stringendo in mano un piatto preso dal tavolo. Quando gli piombo addosso, glielo fracasso in faccia e lui grugnisce per il dolore, barcollando all'indietro contro il muro.
«Maddie!» urlo, correndogli accanto. «Fuoco! Maddie! Fuoco! C'è un incendio!»
È l'unica cosa che mi viene in mente. Sa bene cosa fare in caso d'incendio e, se riesce a raggiungere la scala antincendio fuori dalla sua finestra, allora ha una possibilità.
«Fuoco!» urlo a squarciagola. «Fuoco!»
Riesco a percorrere solo metà del corridoio prima che una mano mi afferri i capelli e mi arresti con uno strattone violento. Il dolore mi punge il cuoio capelluto mentre quella stessa mano mi trascina indietro e un braccio mi avvolge le spalle, poi mi si chiude contro la gola.
Le urla di Maddie si levano dalla camera da letto e, nella disperazione di raggiungerla, mi trasformo in un animale selvaggio.
Prendo a pugni, calci, graffi, unghiate e morsi ogni lembo di carne che riesco a raggiungere, contorcendomi a destra e a sinistra nella presa di Trik.
A parte lasciargli diversi graffi rossi sull'avambraccio serrato intorno alla mia gola, non serve a nulla e finisco di nuovo in cucina.
Trik mi sbatte sul tavolo e usa il proprio peso per tenermi giù, mentre il suo braccio scivola e la mia gola resta intrappolata nell'incavo del suo gomito. Le lasagne mi si spiaccicano contro il viso mentre Trik spinge i fianchi contro di me con un gemito e appoggia la guancia alla mia.
«Avresti dovuto incontrarmi quando te l'ho chiesto», sibila al mio orecchio. «Mi hai ignorato, Layla. Non mi piace essere ignorato.»
«Ti prego», ansimo, tastando il piano del tavolo in cerca di qualcosa da usare come arma. «E-ero occupata. Ero m-malata!»
«Stronzate», ringhia. «Ma non mi interessa. Sono qui per Maddie. Mi porto via mia figlia.»
«No! No, non te lo permetterò! No! Non puoi portarla via, non puoi!»
«Ohhhh.» Inspira profondamente. «Posso e lo farò.
Mi hai ignorato per l'ultima volta, e in effetti mi serve proprio lei.
Hai idea di quanto sia difficile vivere con uno come mio padre che mi sta col fiato sul collo?
Sul serio.» Emette un basso gemito e i suoi fianchi si strofinano ancora contro di me, facendomi salire dentro un conato di disgusto.
«Non puoi portarla via, è mia!» urlo mentre le lacrime mi scorrono sulle guance.
Spingo indietro i piedi e finalmente riesco ad afferrare il piatto più lontano, ma proprio quando stringo la presa, l'altra mano di Trik mi risale lungo il braccio e mi schiaccia il polso nella sua stretta.
Sono costretta a lasciarlo cadere. Mi allarga le gambe con un calcio e sogghigna, mentre le urla lacrimose di Maddie percorrono il corridoio.
«Potresti venire anche tu, se vuoi», mormora. «Supplicami, Layla. Supplicami come facevi una volta e potrai venire anche tu. Potremmo essere una bella famigliola. Sono sicuro che riuscirei a trovarti un'utilità.»
No, no, no, no!
Che cosa faccio? Ha Maddie. Non sono abbastanza forte da respingerlo, figuriamoci tutti gli altri che si è portato dietro. Non esiste un mondo in cui gli permetto di andarsene da qui con mia figlia e lasciare me indietro.
Ma supplicarlo?
L'umiliazione mi si stringe nel petto mentre le urla singhiozzanti di Maddie che mi chiama passano oltre la cucina e si dirigono verso la porta d'ingresso.
«Va bene!» ansimo, un po' roca per essere rimasta schiacciata sotto il suo peso. «Va bene! I-io ti supplicherò! Ti supplicherò!»
Trik ride freddamente. «Brava ragazza.»
All'improvviso non c'è più e io crollo in ginocchio sul pavimento appena piastrellato, nella mia nuova e bellissima cucina costruita per me dall'uomo che amo. In qualche modo, questo rende tutto peggiore.
Trik mi sovrasta e incrocia le braccia sul petto, sogghignando dall'alto mentre resto accasciata lì. Un tremito incontrollabile mi attraversa, partendo dal petto come se le mie stesse costole fossero diventate gelatina, e la gola mi si chiude mentre alzo lo sguardo su di lui.
«Ti prego, ti supplico. P-porta via anche me.
I-io non sono niente senza di te, Trik. Niente.
Solo una puttana inutile, senza nulla che abbia valore.
» Mi disgusta la facilità con cui ricordo le stronzate che mi costringeva a dire al bordello.
«I-io ho bisogno di te, Trik. Ti prego, farò qualsiasi cosa.
Ti darò tutto, ti prego. Ti supplico. Sono in g-ginocchio per te, ti prego! Porta via me e Maddie!»
Aggiungere lei alla fine è l'unico modo per prendere le distanze da quei ricordi disgustosi e fissare il vero motivo per cui lo sto facendo.
A Trik non sembra importare. È visibilmente compiaciuto e si slancia in avanti. Mi affonda una mano nei capelli e mi trascina in piedi con una risata felice, senza curarsi del mio sibilo di dolore mentre mi reggo su gambe deboli.
«Certo», sorride. «Avevo comunque intenzione di portarti con noi, ma è così bello che tu ti sia ricordata chi sei davvero.
» Sfruttando la presa sui miei capelli, mi tira a sé e mi serve tutto il mio autocontrollo per non reagire.
Non sento più Maddie, il che significa che devo fare tutto il possibile per tornare da lei.
La lingua schifosa di Trik mi lecca la guancia e lui ride. «Saremo una grande, felice famiglia.»