Silver Sinner 17 Layla
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17 Layla

LAYLA

«Arancione.»

È l’ultima cosa che vedo. Pierce si china su di me e mi bacia mentre mi posa sugli occhi la fresca cravatta di seta e la annoda con disinvoltura dietro la testa.

Il mondo piomba nel buio e il cuore mi balza in gola.

I polpastrelli di Pierce restano sugli zigomi mentre la sua voce mi raggiunge con un lieve ronzio.

«Sono qui, Layla. Continuerò a parlare così saprai esattamente dove sono. Sei comoda?»

«Mhm.»

«Dimmelo chiaramente.»

«S-sì.» Mi schiarisco piano la gola. «Sì, sono comoda.»

«Adesso ti bacerò, tesoro.»

Eppure non lo fa. Non subito. L’attesa delle sue labbra contro le mie cresce e il cuore mi batte all’impazzata, ma dove mi aspetto di sentirlo non c’è altro che aria.

Tiro fuori la lingua e mi inumidisco in fretta le labbra, aspettando la familiare pressione calda della sua bocca sulla mia.

Ma non arriva. L’attesa mi sale sulla pelle come una febbre e tiro appena contro tutti e quattro i legami che mi tengono immobile.

So che è lì. La sua presenza è un calore che mi avvolge e io voglio quel bacio, ma non arriva.

Ogni secondo si trascina. Lo stomaco mi si tende, le mani si chiudono a pugno e mi inumidisco di nuovo le labbra, temendo che abbia cambiato idea.

Poi il suo respiro sfiora le mie labbra come un sussurro e la sua bocca si chiude sulla mia in un bacio profondo, rasserenante, che mi manda una piacevole ondata di calore attraverso il petto e lungo tutte le membra.

Mi bacia a fondo, soffermandosi prima sul labbro inferiore e poi su quello superiore.

Il suo naso preme contro la mia guancia.

Il morbido pizzicore della sua barba è accogliente quanto il passaggio della sua lingua lungo la fessura delle mie labbra.

«È da un po’ che non gioco a questo gioco», mormora, disegnando le parole contro le mie labbra. «Quindi mi prenderò il mio tempo.»

«Ho della concorrenza?» gli sussurro di rimando, senza fiato.

«Nient’affatto.» Le sue parole sono salde e ferme. Poi mi bacia di nuovo e il mio cuore prende il volo.

Quel bacio dà inizio a un lungo, sensuale percorso in cui Pierce esplora il mio corpo con la bocca.

Si prende il suo tempo ovunque. Mi bacia per quelle che sembrano ore, mi copre il collo di attenzioni e succhia segni pulsanti ai lati della gola, che battono al ritmo del mio cuore impazzito.

Mi bacia le clavicole finché non divento iperconsapevole di quella zona, ma proprio quando diventa troppo si sposta nell’incavo tra i seni.

Le sue mani percorrono lo stesso cammino, forti e decise, con palmi ruvidi e dita che pizzicano.

Ogni sfregamento sui miei capezzoli e ogni carezza alla mia carne vengono addolciti da un bacio e un mormorio.

Fa complimenti a ogni parte di me, prodigando la sua lingua rovente sui miei capezzoli finché non diventano così sensibili che persino l’aria fresca della stanza vi si fa pungente.

Poi scende all’addome, baciando un corpo che ho guardato con vergogna, un ventre che ho contratto a ogni turno per sembrare più piccola, smagliature che ho trattato con creme, oli e perfino autoabbronzante.

Bacia ogni punto senza esitazione finché non giunge appena sotto l’ombelico e io tremo violentemente.

«Sono bellissime», mormora, baciando una smagliatura. «Un dono per aver dato la vita.»

«Lo pensi davvero?» ansimo. «Cerco di non guardarle.»

«Mi fa male il modo in cui ti trascuri, ma oggi non cercherò di placare questo dolore. Però ti dirò quanto sei bella, con la pelle arrossata e tutti questi puntini rossi lasciati dalla mia bocca. È un’immagine mozzafiato.»

Ogni vergogna si scioglie nel calore e reclino la testa sui cuscini, ansimando apertamente mentre lui continua.

Pierce scende fino al bacino e all’incavo delle cosce, e quando si trova fra le mie gambe sono completamente bagnata.

Nessuno mi ha mai riservato così tante attenzioni.

Mi sento esposta e vulnerabile, incapace di nascondermi e di coprirmi persino con le mani.

Eppure, con Pierce che mi accarezza le cosce, mi bacia la pelle, si strofina contro il mio ginocchio e poi bacia i polpacci fino alle caviglie, è una sensazione sicura.

Non scherzava. Ha ricoperto di attenzioni ogni centimetro di me, e sono pronta a tremare fino a spezzarmi mentre il mio centro pulsa ardente.

La sua bocca era solo l’inizio.

«Come ti senti?» chiede Pierce, mentre la sua voce si allontana dal letto.

«Accaldata», ansimo, leccandomi il labbro superiore. «Come se fossi... tesa e rilassata allo stesso tempo.»

«Un gioco del genere può essere intenso, perché costringe a concentrarsi sul proprio corpo. Qualcosa mi dice, tesoro, che tu preferisci concentrarti su altro.»

Lo seguo con l’occhio della mente mentre si sposta dalla mia sinistra alla mia destra, poi il letto sprofonda e la sua voce risuona più vicina.

«Sappi che adoro tutto ciò che ho visto. Tutto ciò che ho toccato. Ho una sola richiesta da farti.»

«Qualsiasi cosa», ansimo debolmente, pregando che la richiesta lo porti a toccare il dolore tra le mie cosce.

«Cerca di non venire per me, tesoro. Ci riesci?»

«Io...» L’esitazione mi stringe la gola. «Non lo so. Non l’ho mai fatto prima.»

«Va bene. Ti chiedo soltanto di provarci.»

«Certo, sì. Posso provarci.»

«Brava ragazza.»

Il mio cuore prende di nuovo il volo e non riesco a trattenere il sorriso che mi si allarga sulle labbra.

Pierce, però, è proprio lì a coglierlo e mi bacia dolcemente.

Poi qualcosa cambia. Qualcosa di delicato e soffice mi sfiora la pelle, risalendo lungo l’incavo fra i seni e solleticando lo sterno.

È come un sussurro, il fantasma di un tocco che riesco a seguire eppure è così leggero che continuo a perdere il punto esatto in cui si trova sul mio corpo.

«Riesci a capire cos’è?» chiede, con voce bassa mentre interrompe il bacio.

«No», piagnucolo.

«È una piuma. Stimola il flusso sanguigno e sposta la tua attenzione dalla mente al corpo. Seguila.»

Ci provo.

All’inizio è quasi impossibile, perché la mia pelle è così calda che qualcosa di soffice come quello quasi non sembra nemmeno un tocco.

Ma più a lungo la fa scivolare sui miei seni e lungo l’addome, più la sensazione si fa nitida.

Ogni carezza mi costringe a muovermi, ma non riesco a decidere se voglio inseguire la sensazione o sottrarmi a essa.

Nessuna delle due è davvero un’opzione, con Pierce al comando.

La piuma stuzzica i miei capezzoli, scende all’addome e fra le cosce divaricate, dove lui presta particolare attenzione a provocare la pelle morbida e sensibile appena al di sopra della mia figa.

«Stai luccicando», ronza Pierce, quasi orgoglioso. «Non ho nemmeno bisogno di chiederti se sei eccitata.»

«Lo sono», ansimo, soffiando verso l’alto mentre il calore aumenta sotto la cravatta. «Sono eccitatissima!»

Il bacio della piuma contro la mia figa quasi mi fa oltrepassare il limite.

Quel tocco sottile è come il bacio più lieve attraverso le mie labbra bagnate, e non avevo capito fino in fondo quanto fossi vicina all’orgasmo finché quella piuma non ha stuzzicato il mio clitoride.

Un fuoco mi si accende nel ventre. Tutti i muscoli del mio centro si contraggono mentre il calore si riversa verso il basso e mi irrigidisco come una tavola, serrando gli occhi.

È così difficile non venire. Ogni fibra del mio essere sembra pronta e lotto contro me stessa per non cedere alla sensazione. È stranamente eccitante — per quanto mi sfinisca — e poi, all’improvviso, il tocco scompare e Pierce bacia le mie labbra socchiuse.

«Eri vicina.»

«Così vicina», gemo, ansimando pesantemente. «Oh mio Dio.»

«Niente Dio», mi stuzzica, baciandomi la guancia. «Solo io.»

Dopo un po’, la piuma viene sostituita da pezzetti di ghiaccio tenuti contro la lingua di Pierce.

Il primo me lo fa passare oltre le labbra e io succhio con gratitudine quel freddo mentre lui fa serpeggiare la lingua gelida lungo il mio corpo e fra le gambe.

È un dono quanto una maledizione. Il primo morso di freddo brucia contro il mio clitoride e mi fa singhiozzare, mentre tiro con forza contro le restrizioni, e il mio orgasmo si ritira in fretta.

O almeno così credevo.

Il freddo pungente del ghiaccio rende la lingua di Pierce ancora più calda contro la mia figa e lui la preme piatta su di me finché il ghiaccio non si scioglie.

Non sembra preoccuparsi dell’acqua che impregna il lenzuolo e io tremo troppo per farci caso.

Voglio altro freddo, ma bramo altro calore, ed è una splendida trappola in cui trovarsi.

Altri pezzetti di ghiaccio si sciolgono contro la mia figa e presto il morso del freddo non basta più a frenare il nodo di piacere che cresce nel mio centro.

Mi contorco a destra e a sinistra, cerco di chiudere le gambe e sottrarmi alla sua bocca, ma ogni lotta che gli oppongo non fa che intensificare i suoi sforzi.

Una lingua danzante, insieme a dita fredde che scivolano dentro di me e mi regalano la sensazione più incredibile, risucchia il mio clitoride e mi fa rovesciare gli occhi così indietro da farmi male.

«N-non ci riesco», ansimo, cercando disperatamente di non deluderlo. «Non riesco più a trattenermi. Non posso. C-ci ho provato, ma... oh mio Dio, mi stai uccidendo!»

Il sudore mi imperla la fronte e si raccoglie nell’incavo del collo. Il calore mi attraversa e il mio centro si stringe in una palla sospesa sull’orlo di un grande abisso colmo di desiderio. Non riesco a trattenermi. Vorrei, ma non ci riesco.

«Va bene», fa le fusa Pierce, baciandomi l’interno coscia. «Vieni per me, tesoro.»

Basta un bacio al mio clitoride pulsante.

Supero il limite con un grido, ma Pierce non mi abbandona.

Mi penetra rapidamente con le dita durante il culmine dell’orgasmo finché non urlo di piacere, con le dita dei piedi arricciate e quelle delle mani tese, mentre la schiena si inarca e il mio centro si contrae ripetutamente.

Ancora e ancora e ancora, finché non mi sento stordita e pulsante. Tutto il mio bacino si accende di sensazioni, calde e fredde, poi Pierce ritira le dita e mi bacia l’anca.

«Oh... c-cazzo...» ansimo debolmente, abbandonandomi di nuovo nei legami. «È stato... è stato... incredibile.»

Il letto sprofonda ancora una volta e in un attimo la seta intorno ai miei occhi scompare.

La vista si rischiara in due battiti di ciglia e Pierce è in piedi davanti a me, assolutamente mozzafiato.

È ancora duro; il suo cazzo sporge fiero, con la cappella gonfia, scura e lucida alla luce.

La sua barba luccica del mio umore e lui si lecca lentamente il labbro inferiore mentre mi osserva.

A ogni respiro, il serpente sulla sua spalla si solleva come se stesse finalmente per affondargli i denti nella gola, ma ogni singola volta si rivela codardo.

Mi si riempie la bocca d’acqua.

«Scopami», ansimo. «Ti prego. Ti prego, scopami. Voglio sentirti dentro di me come prima, voglio che scopiamo come abbiamo fatto nel mio appartamento. Ti prego, io... voglio sentirmi come se il modo in cui mi guardi dicesse che sono la creatura più desiderabile del pianeta.»

Nonostante la lussuria nei suoi occhi, lo sguardo di Pierce si addolcisce. «Per me, lo sei già.»

«Allora scopami! Ti prego! Usami! Voglio sentirlo, ti prego. Ho bisogno di te, non ne hai idea. Voglio sentirti dappertutto su di me, ti prego, ti prego, ti prego...»

All’improvviso Pierce è sopra di me, mi culla il viso tra le mani e mi bacia con un rinnovato desiderio che accende una frenesia di eccitazione nel mio petto.

«Sono così felice che me l’abbia chiesto, tesoro.»